[444]. Lett. al Vieusseux, 15 dicembre 1828; Epistol., vol. II, p. 341.
[445]. Non dovette conoscere questo passo di lettera lo Zanella, il quale s'affaticò a dimostrare che il Leopardi aveva letto il Byron, e anche lo Shelley, del quale, per altro, il Leopardi non fa parola. Vedi Percy-Bysshe Shelley e Giacomo Leopardi, nei Paralleli letterari, Verona, 1885, pp. 245 segg. In un sunto di lettura fatta dallo Zdziechowski all'Accademia delle scienze di Cracovia (La poésie de Leopardi considérée dans ses rapports avec les principaux courants littéraires en Europe; Bulletin international de l'Accadémie des sciences de Cracovie, Comptes rendus des séances de l'Année 1892), si legge che il Leopardi non imitò e non ammirò mai il Byron, ma che, ciò nondimeno, le sue prime poesie sembrano inspirate dallo stesso spirito di quello, e che il Leopardi diede la soluzione più larga dei problemi concernenti la vita posti dal Byron (?!). Questo scritterello, così largo di promesse nel titolo, è pieno d'inesattezze e di avventati giudizii. Ci si afferma, tra l'altro, che l'amor di patria fu nel Leopardi cosa effimera, dovuta ad influsso del Giordani.
[446]. Nel 1832 Cesare Cantù pubblicava nell'Indicatore di Milano il suo saggio Di Vittore Hugo e del romanticismo in Francia, accompagnando molto sensatamente e molto equamente le lodi di qualche biasimo, ma invitando insomma i giovani italiani a prendere esempio dal poeta francese.
[447]. L'Antologia, t. XXXV (1828), fasc. I, pp. 185-6. Nell'Antologia il Tommaseo si sottoscriveva con le iniziali K, X, Y.
[448]. Dai varii pensieri; Appendice all'Epistolario, pp. 251-2. Nell'edizione bolognese del 1824 il Leopardi ristampava, rifatta in parte, la dedica al Monti. Mi par ragionevole credere che il severo giudizio sia posteriore a quell'anno.
[449]. Lett. al Vieusseux. 31 dicembre 1827; Epistol., vol. II. p. 271.
[450]. Epistol., vol. II. p. 241.
[451]. Ibid., pp. 234-5.
[452]. Manzoni e Leopardi; Nuova Antologia, vol. XXIII (1873), p. 763.
[453]. Epistol., vol. II, p. 278.