[454]. Ibid., p. 304.

[455]. Ibid., p. 303. Per altri particolari vedi Benedettucci, Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni, scritto ripubblicato nel già citato volume di C. Antona Traversi, Studj su Giacomo Leopardi. Vedi nello stesso volume un Saggio cronologico di una bibliografia del Leopardi e del Manzoni.

[456]. Lett. alla sorella Paolina, 12 novembre 1827; Epistol., vol. II, p. 247. Quasi le stesse parole scriveva il poeta al Vieusseux quel medesimo giorno, ibid., p. 248.

[457]. L'Oriente, tanto sfruttato da una generazione intera di romantici, appare soltanto nell'Inno ai patriarchi, con l'aranitica valle

Di pastori e di lieti ozi frequente.

[458]. Cf. Marc de Montifaud, Les romantiques, Parigi, 1878, p. 3.

[459]. Opere inedite cit., vol. II, p. 372.

[460]. Il Pluemacher scrisse (Op. cit., p. 116): «Il Leopardi è poeta perchè ha ragion di dolersi; ma si sente che se le cose sue andassero bene, se egli potesse avere una sequela di giorni lieti, le ragioni del poetare gli verrebbero meno». E il Patrizi (Op. cit., p. 133): «L'erompere dell'anima lirica coincide in Leopardi colle prime minacce del male al suo benessere». Credo avesse piuttosto ragione il Bouchè Leclerq di scrivere (Giacomo Leopardi, sa vie et ses œuvres, Parigi. 1874, p. 168): «La nature avait fait Leopardi poète. Elle lui avait donné la sensibilité délicate et l'imagination vive dont la réunion constitue le tempérament poétique». Era già un poeta il fanciullo che con lunghi immaginosi racconti intratteneva i suoi compagni di giuoco.

[461]. Chateaubriand et son groupe littéraire sous l'empire, nuova edizione, Parigi, 1872, troisième leçon, p. 114. Cf. quanto nel capitolo II fu detto della fantasia del Leopardi.

[462]. A far meglio intendere ciò gioverebbe istituire un raffronto fra le Ricordanze e la Vigne et la maison, poesie di affine argomento.