[463]. Qui, e il più delle volte altrove, per immagine intendo, non quella dei retori, ma quella degli psicologi, e propriamente quel residuo della percezione che può essere ravvivato nella memoria.
[464]. Il Pluemacher, Op. e l. cit.
[465]. Com'è noto il Gautier da prima si consacrò alla pittura, poi l'abbandonò per darsi alle lettere.
[466]. Patrizi, Op. cit., p. 98. Vedi ivi stesso le osservazioni sulla sensitività cromatica del poeta.
[467]. Lett. alla sorella Paolina, 19 dicembre 1825; Epistol., vol. II, p. 72.
[468]. Vedi addietro a pp. 223-4.
[469]. Krantz, Le pessimisme de Leopardi; Revue philosophique, anno V (1880) vol. II, p. 412 n.
[470]. Epistol., vol. I, p. 408; vol. II, pp. 149. 246-7. 248. 214.
[471]. Dell'Aspasia dice il poeta che appar circonfusa d'arcana voluttà. Questa denotazione è assai vaga e generica, ma pure ottiene l'effetto di suscitare il fantasma. E perchè? Perchè, commovendo direttamente in noi il senso erotico e genesiaco, e quel tutto insieme di ricordi e d'immaginazioni che gli suol far compagnia, ci suscita dentro l'immagine della donna più avvenente e più desiderabile di cui sia capace la fantasia di ciascuno di noi. Dante, che fu un visuale poetico forse insuperabile, nel più bel sonetto della Vita Nuova non descrive punto Beatrice, ma accenna soltanto ch'ella fa diventar muta ogni lingua, e dice che,
Benignamente d'umiltà vestuta,