Parlar del diavolo, come se il diavolo fosse uno solo, non è esatto: i diavoli erano molti, e quando si dice diavolo, al singolare, s'ha a intendere il principe loro, oppure s'ha a intendere la diabolica razza tutta intera, collettivamente presa, e rappresentata dall'individuo.
I diavoli, non solo erano molti, ma erano innumerevoli. Si ammetteva generalmente dai teologi che degli angeli la decima parte si fosse ribellata a Dio; ma ci fu chi non si contentò di una supputazione così vaga, e sottopose il popolo infernale a regolare censimento. Un teologo più diligente degli altri, approfondito l'esame della cosa, trovò che i diavoli dovevano essere non meno di 10,000 bilioni.
Per tanta gente ci voleva del posto, e perciò le sedi dei diavoli erano due, la sfera dell'aria, e l'inferno; quella perchè avessero agio di tentare e tormentare i vivi, questa per punizione lor propria, e perchè dessero ai morti il meritato castigo. La sede aerea era loro concessa solo fino al dì del giudizio: pronunziata la finale sentenza essi dovevano tutti stiparsi in inferno per non uscirne più mai.
I diavoli non erano tutti di una qualità e di una condizione. C'erano diavoli acquatici, che si chiamavano Nettuni; ce n'erano di quelli che abitavano nelle spelonche e nelle selve, ed erano detti Dusii; c'erano gl'Incubi, i Succubi, ecc. Inoltre non tutti avevano le stesse attitudini: questo riusciva meglio a far la tal cosa; quello riusciva meglio a far la tal altra. Di qui la divisione del lavoro e la necessità di un certo ordinamento sociale. Parve a taluno che fra i demonii, i quali appunto personificano il disordine e la confusione, un ordinamento così fatto non ci dovesse, nè ci potesse essere; ma tale non è la opinione di san Tommaso e dei teologi più accreditati, i quali vogliono ci sia una gerarchia fra i diavoli, come c'è una gerarchia fra gli angeli rimasti fedeli. Anzi la gerarchia dei diavoli parrebbe più salda e più intera che non quella degli angeli, perchè, mentre quelli hanno un capo che sta sopra tutti, ed a tutti comanda, questi non l'hanno, o l'hanno solamente in Dio, che è monarca universale e non loro soltanto. Principe e monarca dei diavoli è Beelzebub, secondo si afferma negli Evangeli di Matteo e di Luca, e si tiene dai teologi in generale; ma bisogna dire che qualche incertezza regna a tale riguardo. Alcuna volta comparisce capo Satana, alcun'altra Lucifero, e Dante, forse per tôrsi d'impaccio, fa di Satana, di Lucifero, di Beelzebub un solo e medesimo diavolo, contrariamente alla opinione di altri, che ne fanno tre diavoli distinti e non eguali in potenza fra loro.
Di ordini diabolici si parla già nel così detto Libro di Enoc, anteriore al cristianesimo, e se ne parla poi nel Nuovo Testamento. San Tommaso fa espressa menzione di diavoli superiori ed inferiori e di ordini gerarchicamente costituiti, senza entrare per altro in troppi particolari. Ma un tale riserbo, se poteva convenire ai teologi in genere, non conveniva ai demonografi in ispecie, e a quanti attendevano a studio o a pratica di magia. A tutti costoro importava di conoscere esattamente la gerarchia diabolica, e insieme la condizione e le operazioni di ciascun ordine in essa compresa, anzi, quando fosse possibile, di ciascun singolo demonio. Del resto il principio dell'ordinamento non fu da tutti inteso ad un modo, e se alcuni Padri pensarono che gli ordini si distinguessero secondo le varie specie di peccati che i demonii promuovono, altri credettero si distinguessero secondo il grado della potenza e la qualità dell'azione.
Dante chiama Lucifero imperatore del doloroso regno: per lui l'universo si spartisce simmetricamente in tre grandi monarchie, la celeste in alto, l'infernale in basso, l'umana tra le due, nel mezzo. Ma questo concetto di un regno satanico non è un concetto proprio di Dante, e neanche del medio evo, sebbene nel medio evo acquisti il massimo di pienezza e di precisione. Esso già si trova negli Evangeli e negli scritti di alcuni Padri, e di qui venne l'uso di attribuire a Lucifero, quali insegne della sua potestà, scettro, corona e spada. In più di una leggenda ascetica Satana appare seduto in un trono eccelso, cinto di regia pompa, accompagnato da grande stuolo di ministri e di seguaci. E si andò tant'oltre in questa fantasia da immaginare a dirittura una corte satanica, simile in tutto alle corti dei gran principi della terra. Nel libro magico di Giovanni Fausto, di quel Fausto la cui formidabile istoria diede argomento al capolavoro del Goethe, si legge che re dell'inferno è Lucifero, che Belial è vicerè, che Satana, Beelzebub, Astarotte e Plutone sono governatori, che Mefistofele con altri sei sono principi, e che nella corte di Lucifero si trovano cinque ministri, un segretario e dodici spiriti familiari. In altri libri magici e demonologici è fatto ricordo di duchi, di marchesi, di conti infernali, e di ciascuno è detto appuntino quante legioni di diavoli abbia sotto i suoi ordini.
Legioni e capi formano un esercito. I demonii sono di lor natura spiriti militanti, e la milizia loro si contrappone alla milizia del cielo. Qual meraviglia che una tal milizia s'immagini simile in tutto alle milizie terrestri? Nella leggenda della beata Maria di Antiochia si vede, di nottetempo, passar sopra un carro il re dei demonii, circondato e seguito da innumerevole esercito di cavalieri. Pietro il Venerabile (m. 1156) narra di una immensa turba di guerrieri diabolici, armati di tutto punto, che passò una notte attraverso un bosco. E quante volte non si videro le legioni armate trasvolar come nembi per l'aria?
Se l'inferno era un regno, e se Satana aveva, come re, la sua corte, non parrà strano che in tal corte si tenessero consigli, si esaminassero questioni, si pronunziassero giudizii e sentenze, nè che, di tanto in tanto, Satana, desideroso di svago, movesse con parte de' suoi seguaci a qualche caccia furibonda traverso le foreste della terra, sbarbando nel corso gli alberi secolari, e spargendo all'intorno il terrore e la morte. Con meno impeto, ma non sempre con minor danno, cacciavano in quei tempi i principi d'ossa e di polpe. Come re, Satana pretendeva l'omaggio di chi si dava a lui.
Circa il sapere dei demonii i teologi non vanno troppo d'accordo, sebbene si ammetta da tutti che l'intelletto loro siasi ottenebrato dopo la caduta, di maniera che, se vince ancora, e di molto, l'umano, è di gran lunga inferiore all'angelico. Conoscono le cose passate e le presenti, anche più occulte; ma le presenti Dio può sempre, quando il voglia, celarle loro. Alcuni Padri asserirono che Satana ignorò molte cose attinenti a Cristo e al mistero della sua incarnazione, o, a dirittura, che non riconobbe in Cristo il dio fatto uomo. Tale ignoranza gli costò cara, perchè, procacciando egli la ingiusta morte di lui, diè luogo all'opera della redenzione e compiè la propria rovina. In fatti nell'Evangelo di Matteo, Satana dice a Cristo: “Se sei figliuolo di Dio fa che queste pietre si convertano in pani;„ parole che mostrano come egli non abbia sicura contezza di colui che tenta.