Tutti gli uomini erano, come abbiam veduto, esposti alla tentazione, e la tentazione durava tutta la vita. Il santo, anzichè andarne immune, la sperimentava più violenta e più assidua di ogni altro: ciò nondimeno egli aveva un modo di liberarsene del quale non potevano fruire i miseri peccatori. Quando egli aveva domati in sè tutti gli istinti e tutte le energie; quando a furia di digiuni, di flagellazioni, di veglie, di orazioni, aveva uccisa la carne, scombujata la memoria, spenta la fantasia, assiderato l'intelletto; quando aveva fatto dentro di sè il silenzio e la immobilità della morte, la tentazione cessava, come cessa la fiamma, quando più non trovi a che appigliarsi. Chi abbia, come san Simeone Stilita, passato mezzo secolo in cima a una colonna, può ridersi di tutte le arti del tentatore. Il santo, diventato un sasso, ha raggiunto la perfezione.

Capitolo V. BURLE, TRUFFE, SOPRUSI, ANGHERIE E VIOLENZE DEL DIAVOLO.

Ma Satana non si contenta del tentare. Sedurre gli uomini, trascinarli per mille strade al peccato, e, mercè il peccato, all'inferno, alla dannazione senza riscatto, non basta all'odio suo, alla sua invidia. Bisogna ancora che egli, in mille modi, li affligga e li tormenti, ed amareggi loro la vita con noje infinite, quando, per altri suoi fini, non gli piaccia di abbellirla loro, allietandola di falsi guadagni e di gioje bugiarde.

Satana, è, come abbiam veduto, un infaticabile operatore di calamità e di sciagure: le guerre, i morbi, le carestie, le ruine d'ogni maniera, le infinite disgrazie grandi e piccole che contrassegnano ogni istante del tempo che fugge, hanno in lui, il più delle volte, cagione e principio. Nè questo ancora gli basta. La notte, il dì, senza intermissione, egli, con l'innumerevole suo popolo, affronta buoni e perversi, picchia gli uni, strazia ed uccide gli altri, e quanti più può truffa e defrauda. Egli è, oltrechè un tentatore, anche un tormentatore di professione, e il suo ufficio di tormentatore esercita non meno sopra la terra che in inferno. Chi lo chiamò nemico ed avversario, omicida e ladro, pose mente, senza dubbio, a entrambi gli offici.

Satana fu chiamato il primo bugiardo, e, sembra, non senza ragione. Gli esempii delle sue menzogne, e dei danni che mercè loro egli reca a chi gli crede, sono infiniti. Narra alcun cronista del medio evo che egli apparve una volta, sotto figura di Mosè, a molti giudei che vivevano in Creta, e dato loro ad intendere di volerli condurre nella Terra Promessa, li fece tutti imbarcare, e poi in alto mare li sommerse. Guai a chi presta fede alle sue promesse ed ai suoi oracoli, o non è più che guardingo nel giovarsene! E quelle e questi sogliono essere espressi con parole artifiziose ed equivoche, tali che fanno nascere in chi le ascolta aspettazione contraria all'evento.

Dice il proverbio che la farina del diavolo va tutta in crusca. Non sempre, ma molto sovente, le cose ch'egli mostra di fare in servigio altrui, e quelle che procaccia, riescono ben diverse da ciò che a primo aspetto sembravano: i denari, di cui suol essere largo donatore, si convertono in foglie secche, le gemme in carboni spenti, le vivande in sterco o in sassi. Prudenzio sapeva quel che diceva quando chiamava Satana un prestigiatore.

Satana si piace di fare alla gente burle e dispetti di molte sorta. Sono senza numero i pollaj disertati, i granaj votati, le cantine asciugate da lui. A san Morando monaco strappava la coltre dal letto; a santa Gudula spegneva il lume mentre era in orazione, e rovesciava il candelliere a san Teodeberto; a santa Francesca Romana empieva di mosche l'acqua da bere; ad altri rubava la tonaca, nascondeva l'uffizio, imbrattava la minestra. Ai monaci di san Dunstano sparecchiava a dirittura la tavola. I discepoli di san Benedetto stavano costruendo il cenobio. Bisognava mettere a posto una gran pietra; ma per quanto ci si affaticassero intorno non c'era verso di smuoverla: il diavolo ci s'era seduto sopra, e bisognò che venisse il santo in persona a cacciarlo via. Ma la burla peggiore, la più villana, a mio avviso, era questa: cogliere uomo e donna in flagrante peccato carnale e annodarli in indissolubile amplesso, more canino.

I santi erano fra tutti i più tormentati, e così doveva essere. Il diavolo odia i santi, non solo perchè servi di Dio, ma ancora perchè ogni loro atto, le preghiere, i digiuni, le pie opere, sono a lui ingiuria e tormento. Inoltre, certe nature d'uomini, inclinate alla melanconia, e nelle quali la fantasia sormonta, sembrano attirare il diavolo, e dargli buon giuoco. Dice Amleto che il diavolo ha grande potestà sopra nature come la sua. Del resto bisogna fare a questo proposito una distinzione. Il diavolo poteva contentarsi di tormentar l'uomo esteriormente, moltiplicando le offese e le angherie; poteva anche tormentarlo interiormente, cacciandosi in lui, invasandolo. Nel primo caso si aveva la ossessione propriamente detta; nel secondo si aveva la possessione. Ora, i santi, erano del continuo esposti alla ossessione, ma dalla possessione andavano, generalmente parlando, immuni.


La ossessione aveva, come la tentazione, alla quale andava molto spesso congiunta, forme e gradi infiniti, e a darne un concetto che in qualche modo si raccosti al vero, bisogna ricorrere senz'altro agli esempii, i quali, per buona sorte, sono infiniti ancor essi, e ci permettono di tener dietro al formidabile crescendo di quest'altro capitale esercizio diabolico.