Forzare i diavoli a lasciar le pratiche di loro gusto non era cosa agevole, nè priva di pericolo. In una delle innumerevoli leggende della Vergine si narra di una donna, la quale era invano ricorsa ai segni di croce, all'acqua benedetta, alla preghiera, alle reliquie, per liberarsi da un gran diavolo che la teneva in luogo di moglie: finalmente, un giorno, trovandosi all'usato cimento, levò le braccia al cielo invocando il santo nome di Maria, e il drudo maledetto non fu più buono a nulla. Cesario di Heisterbach racconta un'altra storia. Un diavolo seduce nella città di Bonna la figliuola di un prete e si giace con lei. La fanciulla confessa la cosa al padre, il quale, per tagliar corto alla tresca, allontana la figliuola da casa e la manda oltre il Reno. Cápita il diavolo, e non trovando più la sua ganza, corre dal padre e gli grida: “Malvagio prete, perchè mi hai tu tolta la moglie?„ e gli dà tale un picchio nel petto che dopo due giorni il pover uomo rende l'anima.
Abbiam veduto che i diavoli, o a torto, o a ragione, generavano, e poichè essi erano innumerevoli, non è a meravigliare se grandissimo era il numero dei loro figliuoli. Giordane, storico dei Goti nel VI secolo, afferma che gli Unni nacquero dal commercio di orribili maliarde con demonii incubi; e durante tutto il medio evo ci fu una spiccata tendenza a considerare come figliuoli del diavolo i bambini deformi ed i mostri, che per ciò appunto sperdevansi senza scrupulo alcuno. Nel 1265, una dama che aveva passata la cinquantina, Angiola de Labarthe, confessò in Tolosa d'aver generato col diavolo un figliuolo con testa di lupo e coda di serpe, che bisognava nutrire con carne di bambini. Secondo un'altra opinione, confermata da notabili esempii, i figli del diavolo erano robusti, animosi, pieni d'ingegno e d'ardore. Lo storico Matteo Paris (m. 1259) ricorda il caso di un bambino che a sei mesi era grande quanto un giovane di diciott'anni. La Chiesa chiamò, e chiama ancora, figliuolo di Satana chiunque si scosti un pelo dal catechismo; ma questa è una metafora e nulla più.
Avviene dei figliuoli di Satana ciò che dei figliuoli degli uomini: i più passano incogniti e immeritevoli di fama; alcuni si traggon fuori della volgare schiera, ed empiono il mondo del loro nome e del grido delle loro gesta; taluno pure ve n'ha, che vincendo la fatalità della origine e la maledizione della propria natura, si redime dall'inferno per sempre, acquistando il cielo. Io non parlerò se non dei principali.
Il più antico è Caino, il primo omicida. Assicurano i rabbini che Adamo ebbe commercio con succubi ed Eva con incubi, un bel modo, come si vede, di dar principio alla razza umana: di uno di questi incubi fu figliuolo Caino, che mostrò chiaramente con l'opere l'origine sua. Tale credenza, del resto non fu dei soli rabbini: il greco Suida (sec. XI) la ricorda in certo suo Lessico.
Attila, il Flagello di Dio, fu figliuolo del diavolo secondo alcuni, di un mastino secondo altri; e del diavolo fu figliuolo Teodorico re dei Goti, in prova di che gettava fuoco dalla bocca, e vivo ancora andò a raggiungere il padre in inferno.
La storia del mago e profeta Merlino, è, per questa parte, più particolareggiata e più celebre. L'inferno, debellato e spogliato da Cristo, sentiva il bisogno di rifarsi della patita jattura. Satana, cui più sta a cuore la cosa, risolve di procreare un figliuolo che propugni la sua causa fra gli uomini, e disfaccia l'opera redentrice di Gesù. L'impresa è di gran momento, perigliosa e difficile, e chiede lunga e diligente preparazione. Ecco: per le forze congregate dell'inferno una famiglia onorata e cospicua è tratta a rovina, gettata in preda al disonore e alla morte. Di due figliuole superstiti, l'una si abbandona al più svergognato libertinaggio, l'altra, bella e casta, resiste lungamente ad ogni tentazione, sino a che trovandosi una notte, per aver dimenticato di farsi il segno della croce, temporaneamente priva della protezione del cielo, dà agio al diavolo di sopraffarla e di compiere il meditato disegno. Conscia e inorridita di sua sventura, la fanciulla si studia di ricomprare, con le austerità di una penitenza angosciosa, il non suo peccato, e giunto il termine posto dalla natura, dà alla luce un figliuolo, che nel corpo stranamente peloso reca i segni dell'origine sua. Il fanciullo è battezzato, senza, s'intende, il consentimento del padre, e riceve il nome di Merlino: poi si pensa in cielo che sarebbe non piccolo trionfo quello di strappare all'inferno lo stesso figliuolo di Satana, e il buon Dio ci provvede. Satana aveva impartito al figliuolo la cognizione del passato e del presente; Dio v'aggiunge quella dell'avvenire. Quale arma migliore contro gl'inganni del mondo e le insidie del diavolo? E Merlino, crescendo, operò molte cose mirabili, come si legge nel Venerabile Beda, nelle antiche croniche, nelle istorie della Tavola Ritonda, e fece molte e bellissime profezie, delle quali parecchie già si avverarono, e altre si avvereranno quando che sia, con l'ajuto del cielo. Di suo padre non si diede un pensiero al mondo, anzi lo rinnegò a dirittura. Morì, non si sa precisamente come nè quando; ma tutto fa credere che sia andato in luogo di salvazione.
Se non che, salvarsi quando Dio ci vuol salvi, non è poi merito così grande, e più assai di Merlino mi par degno d'ammirazione quel Roberto il Diavolo della cui storia si fecero poemi, drammi, fiabe, esempii morali e persino un'opera in musica. Terribile storia in verità, ma piena di nobile insegnamento.