Ma gli anni passavano, sbugiardando novellatori e profeti, ai quali, del resto non pochi, nè poco validi argomenti opponevansi da chi era di men facile credenza e di fantasia più composta. Non per anche vedevansi i segni infallibili. La corruzione e l'apostasia non avevano ancora in tutto guasto il genere umano. Il sacro Impero di Roma tuttavia si reggeva, il quale doveva al tutto sfasciarsi all'apparire del terribile avversario. L'Anticristo non era ancor giunto; ma forse poco più tarderebbe. E si conoscevano gli atti dell'intera sua vita, e narravasi la sua storia come fosse storia passata e non avvenire. Egli raccoglierà nelle sue mani le ricchezze tutte della terra, strumento massimo di corruzione e di signoria. Abbatterà il famoso muro di Alessandro Magno, e le gran porte di ferro, e i mostruosi popoli di Gog e Magog strariperanno come un oceano irresistibile. Non fu mai cavaliere o capitano che lo pareggiasse in valore e in iscienza di guerra. All'armi sue nessuno potrà contrastare: egli metterà a fuoco e a sangue città e reami, ucciderà di propria mano i profeti Enoc ed Elia, scesi indarno a difendere la Chiesa, e riunite sul suo capo tutte le corone, sederà unico re della terra soggiogata. Ma allora sopravverrà pure l'inevitabile e ben meritato castigo: l'usurpator scellerato, il figliuolo e il campione di Satana, sarà ucciso da Cristo in persona, o dal principe delle milizie celesti, lo strenuo e pugnace arcangelo Michele, e con lui sarà vinta e fiaccata per sempre la potestà dell'inferno. Allora le porte dell'abisso saranno chiuse e suggellate per sempre: finirà il regno di Satana, ricomincerà per non più finire il regno di Dio.
Come gl'incubi potevano generare, così i succubi potevano concepire e partorire. In Inghilterra si credette un tempo, e i cronisti nol tacciono, che uno degli antenati di Goffredo Plantagenet avesse sposato un demonio e procreato con esso parecchi figliuoli. Di Balduino conte di Fiandra, ed eroe di un vecchio romanzo francese, si narra una storia consimile, ma più particolareggiata. Gonfio d'orgoglio, il conte sdegna di sposare la figliuola del re di Francia, e sposa una dama di grande bellezza e prestanza, ch'egli incontrò un giorno in un bosco, e che gli disse esser figliuola di un potentissimo re dell'Asia. Passato un anno, nascono due gemelle bellissime. Il conte aspetta notizie di quel reame d'Oriente; ma notizie non vengono, e intanto un eremita, il quale ha fiutato l'inganno, comincia a mettergli certi dubbii e certi sospetti nell'animo. Un giorno il sant'uomo capita in corte, nell'ora del banchetto, entra in sala, e senza più cerimonie ordina alla signora contessa, figlia del re d'Oriente, di tornarsene difilata all'inferno, ond'è venuta. La signora contessa, cioè il demonio, non se lo fa dire la seconda volta, e schizza via come una saetta, gettando all'aria un orribile e veramente diabolico grido. Il conte, per espiare il suo peccato, imprende una crociata e ammazza molta gente. Quanto alle due figliuole, non fanno poi quella mala riuscita che c'era da aspettarsi, essendo nate di cotal madre.
Oltre ai naturali, generati da loro, i diavoli potevano avere dei figliuoli adottivi e avventizii, dei quali non si davano meno pensiero che degli altri, sia che li rubassero, sia che li avessero da genitori malvagi o disavveduti. Molte storie edificanti si potrebbero raccontare a tale proposito; a me basterà ricordarne qualcuna.
Una fanciulla rimasta incinta (così racconta circa il 1200 l'annalista inglese Ruggero di Hoveden), non volendo si conosca il suo errore, fugge dalla casa paterna, quando è già prossima al parto. Vaga sola pei campi, mentre infuria una orrenda procella, e stanca d'invocare indarno l'ajuto di Dio, chiama in suo soccorso il demonio. Ed ecco le apparisce il demonio in figura di giovane, e le dice: Seguimi. Obbedisce la donna, e quegli la mena a un ovile, e fattole quivi un letto di paglia, acceso un buon fuoco, va a cercar da mangiare. Due uomini, che passavano di là, veduto il fuoco, entrano nell'ovile, interrogano la giacente, e saputo com'erano andate le cose, corrono ad avvertire il curato e i parrocchiani di un villaggio poco discosto. Torna il diavolo, recando del pane e dell'acqua, e refocillata la donna, raccoglie a mo' di levatrice il bambino che viene al mondo. Sopraggiunge in quell'ora il curato, munito di croce e d'acqua benedetta, scortato da gran brigata, e comincia i suoi esorcismi; il diavolo non potendo resistergli, fugge con la creatura nata appena fra le braccia e più non si lascia vedere. La buona madre, nulla curandosi del figliuolo, ringrazia Dio d'averla salvata dal nemico, e torna a casa.
Un'altra storia, non meno meravigliosa, ma di più felice esito, narra il benedettino Gualtiero di Coincy (m. 1236) in una sua raccolta di miracoli della Vergine. C'erano due sposi di gran condizione e virtù, i quali, dopo avere avuto parecchi figliuoli, fecero a Dio e alla Vergine voto di castità. Ma la carne è fragile, e mai non cessa dalle insidie il demonio. Una notte di Pasqua egli accende di tanta concupiscenza l'animo del marito, che questi scorda ogni suo proposito e vuole ad ogni modo infrangere il voto. La moglie prega, ammonisce, minaccia; ma poi, non potendo contrastare più oltre, grida: “Se dal nostro peccato un figliuolo ha da nascere, sappi che io ne fo dono al diavolo.„ Dopo nove mesi, viene al mondo un bambino, così bello e gentile che quanti lo vedono se ne meravigliano. Passano alcuni anni, e il bambino cresce di svegliatissimo ingegno, di bonissima indole, adorno d'ogni bel costume. La madre, che teneramente lo ama, si strugge in lacrime, pensando alla sua imprecazione e agli effetti che ne debbon seguire. Quando il fanciullo ha compiuto il dodicesimo anno, appare a lei un orribile demonio, e l'avverte che di lì ad altri tre anni verrebbe a prendere colui che per diritto gli appartiene, e a cui non rinuncerebbe per cosa del mondo. La povera donna si dispera, e un giorno, cedendo alle supplicazioni del figliuolo, svela il secreto. Il figliuolo dà allora in un pianto dirotto:
S'il est dolenz n'est pas merveille,
Quar l'aventure est moult amère.
A mezzanotte abbandona la casa de' suoi genitori, e solo si pone in viaggio. Giunge a Roma, e, come il cavaliere Tanhäuser, si presenta al papa, e gli narra la dolorosa sua storia. Il papa a così nuovo caso non sa che dire, e manda il fanciullo al patriarca di Gerusalemme, il più saggio uomo che sia sulla terra. Ecco il nostro pellegrino in Gerusalemme, dopo molte fatiche e molti pericoli. Il patriarca, come il papa, non ci vede rimedio; ma si ricorda in buon punto di un eremita, il quale abita in una grande e perigliosa foresta, ed è di così santa vita che gli angioli scendono dal cielo per intrattenersi con lui: da lui forse potrà aversi consiglio ed ajuto. Piangendo amaramente, invocando Dio e la Vergine, il fanciullo si rimette in cammino; ma intanto i tre anni sono quasi passati, e non manca più che un giorno allo spirare del termine fatale. Il sabato innanzi Pasqua trova l'eremita, il quale, udita la strana avventura, rimane ancor egli, a bella prima, come smarrito; ma tosto ripreso animo, conforta il fanciullo, lo esorta a sperar bene, e provvede a dargli valido ajuto. Passano entrambi la notte in orazione, poi venuta la mattina, l'eremita, posto il garzone fra sè e l'altare, comincia a celebrare la messa. Ma ecco il diavolo, con dietro una masnada de' suoi, irrompe in chiesa, e pone lo mani addosso al poveretto. L'eremita chiama a gran voce la Vergine che venga in soccorso, e la Vergine gloriosa scende dal cielo, e in un baleno volge in fuga i nemici. Il fanciullo è salvo. Pien di riconoscenza s'accomiata dal suo benefattore e ritorna in patria, dove è ricevuto con indicibile giubilo dalla madre, e dove tutto si consacra poi al servizio della Vergine benedetta.