In un'altra storia il diavolo rapisce, appena nato, il fanciullo che gli fu consacrato, lo fa nutrire, e lo mena poi con sè in giro pel mondo, trattandolo con ogni riguardo sino all'età di quindici anni. Allora san Giacomo glielo toglie e lo restituisce ai genitori. In altri racconti i figliuoli sono, non donati, ma venduti al diavolo, il quale fa come i ladri: quando non può rubare, compra. Nè tali mercati si facevano coi figliuoli soltanto. In una storia che dovrò riferire più oltre, un cavaliere fa un patto col diavolo, e s'impegna di dargli la propria moglie dopo trascorsi sette anni: quanti in suo luogo gliel'avrebbero data subito! In un'altra si vede come al diavolo potessero esser date persone affatto estranee, e come il diavolo, almen qualche volta, volesse che quelle donazioni fossero fatte col cuore, e non con la bocca soltanto. Eccola. Un pessimo esattore, avaro e crudele, andava un giorno a certo villaggio, per farvi una delle solite esazioni. Per via si accompagnò con lui un tale, che egli subito conobbe essere il diavolo, e non è a dire se, conosciutolo, desiderasse, per sue buone ragioni, di levarselo da torno. Incontrano un uomo, che conduceva un porco, il quale lo faceva disperare, cosicchè quegli rinnegava la pazienza e gridava: “Il diavolo ti porti!„ L'esattore dice al diavolo: “Non odi? colui ti dà il porco; va e prendilo.„ — “No, risponde il diavolo, non me lo dà di cuore.„ Un po' più oltre trovano una madre, che a un suo bambino piangente gridava stizzita: “T'abbia il diavolo!„ — “O perchè non lo prendi?„ esclama l'esattore. — “Non me lo dà, di cuore, risponde il diavolo: quello è un modo di dire.„ Giungono intanto al villaggio, e quei poveri villici, vedendo venire il lor carnefice, gridano in coro: “Il diavol t'abbia! possa tu servire al diavolo!„ E il diavolo: “Questi si che mi ti danno di cuore, e però tu sei mio.„ E, senz'altro aggiungere, acciuffatolo, sel portò via.
Capitolo VIII. I PATTI COL DIAVOLO.
Il diavolo, quando non può adoperare la violenza per venire a' suoi fini, adopera l'astuzia, e volentieri usa i modi legali, se dai modi legali si ripromette guadagno. Dove non gli è dato rubare, patteggia e traffica; compra, a più o men caro prezzo, quanto non gli sarebbe donato; stipula contratti, assume obblighi e li osserva.
L'idea di un possibile patto col diavolo fu, nei tempi di più viva ed ingenua credenza, un'idea che s'offerse spontanea agli spiriti, e che molti ne dovette tentare con acri e strane lusinghe. Se il desiderio più vivo del principe delle tenebre era quello di sedurre anime, e se per vedere appagato questo suo desiderio egli usava tutto il suo potere e tutta l'arte sua, come non credere che l'uomo potesse vendergli l'anima a prezzo di ricchezze, o di onori, o di qualsivoglia altro bene mondano, ond'egli, quale signore del mondo, era facile dispensiero? E come non credere ciò, se negli stessi Evangeli si vede Satana offrire a Cristo i regni della terra a patto d'essere riconosciuto per signore e adorato da lui? Naturalmente ancora doveva il patto vestir la forma, e accompagnarsi di quelle cautele che, tra gli uomini, sono prova di legalità e validità, e assicurano l'osservanza reciproca degli obblighi. Di qui la scrittura debitamente distesa e firmata, che il diavolo chiede a chi, in iscambio di tale o tal cosa, s'impegna di dargli, dopo un tempo stabilito, l'anima propria; ed è curioso che mentre il diavolo sente il bisogno di assicurare con un documento in regola e ben chiaro, la fede del suo contraente, questi, di solito, non sente il bisogno di assicurarsi, nello stesso modo, della fede di quello. Vero è che il demonio, quasi sempre, sta ai patti, o almeno, se non allo spirito, alla lettera dei patti, e che gli uomini molto spesso non ci stanno, s'ingegnano di riaver le scritture, e riavutele, si gabbano di chi ha loro creduto. Forse fu per dar più valore al contratto che, a cominciare dal secolo XIII, il diavolo volle si scrivessero i patti col sangue, il quale, come ben dice Mefistofele, è un certo succo affatto particolare. A tali scritture anche il demonio soleva apporre alcun segno. In una, di cui dà notizia Gilberto di Vos (sec. XVII) in certo suo libro di teologia, il diavolo lasciò l'impronta abbronzata della sua mano, stesa sopra una croce.
Sono innumerevoli le storie in cui si racconta di patti stretti col demonio, e parecchie assai antiche: non ispiacerà, spero, al lettore, che io ne riferisca qualcuna.
In una vita di san Basilio arcivescovo di Cesarea, attribuita ad Amfilochio vescovo d'Iconio (sec. IV), si legge quanto segue. Un senatore cristiano, per nome Proterio, ha un'unica figliuola, cui egli, dopo aver visitato i luoghi santi, risolve di consacrare a Dio. La fanciulla è lieta di ciò; ma il demonio, che mai non dorme, si accinge tosto a contrariare il santo disegno. Egli accende nell'animo di un giovane servo una passione violenta per la nobil donzella. Sapendo di non potere in altro modo conseguire il suo desiderio, il servo ricorre ad un negromante, e gli promette, quand'ei voglia ajutarlo in quell'amore, grandissima quantità di denaro. Il negromante acconsente, e fattogli, prima d'ogni altra cosa, rinnegare il Redentore, gli dice: “Va alla tale ora di notte, e ponti sul sepolcro di alcun pagano, tenendo levata in alto questa lettera che io ti do: tosto vedrai apparire chi ti condurrà alla presenza del demonio mio signore, dal quale potrai avere l'ajuto che chiedi.„ Il servo fa puntualmente quanto gli è detto, e giunta l'ora è da alcuni spiriti condotto alla presenza del principe dei demonii, che siede in un trono eccelso, con le sue milizie d'attorno. Letta la lettera del mago, dice il principe al servo: “Credi tu in me?„ e quegli: “Credo.„ Ma il demonio: “Voi altri cristiani siete gran tergiversatori, e poco sicura è la vostra fede. Quando avete bisogno di me, venite a cercarmi; raggiunto poi il fine, ve ne tornate al vostro Cristo, il quale, buono e misericordioso com'è, vi accetta novamente per suoi. Però se tu vuoi il mio patrocinio, bisogna che per iscritto rinunzii a lui e al battesimo, obbligandoti d'esser meco il giorno del giudizio, e di soggiacere insieme con me alle pene eterne dell'inferno.„ Promette il servo, e scrive di proprio pugno ogni cosa. Allora il principe manda alcuni suoi satelliti, i quali suscitano nell'animo della giovane un incomposto amore, e le fan detestare la santa vita cui stava per consacrarsi. Ella si getta ai piedi del padre, e tanto prega, e tanto piange, che quegli, pien di cordoglio e di amarezza, concede alfine che le nozze si facciano. E le nozze si fanno. Passato picciol tempo, certuni notano che lo sposo non entra mai in chiesa, nè mai s'accosta ai sacramenti, e lo dicono alla donna. Questa si dispera, interroga il marito, viene a cognizione dell'orribil secreto, e inorridita corre dall'arcivescovo Basilio a implorare consiglio ed ajuto. Il sant'uomo non perde tempo, e dà mano ai ripari. Interroga a sua volta il giovane, gli chiede se sia pentito, se creda in Dio e nella sua infinita misericordia, e vedutolo in ottima disposizione, lo chiude in una stanza, dove si custodivano i sacri indumenti, e passa tre giorni in orazione. Intanto i demonii, stizziti, assediano il fedifrago, lo vituperano, lo percuotono, gli sciorinano sotto gli occhi la scrittura da lui vergata, rinfacciandogli la sua mala fede. Passano alcuni giorni, e la diabolica infestazione a poco a poco va rimettendo della sua furia: il giovane ode ancora le grida minacciose, ma più non vede i suoi nemici. Scorso il quarantesimo giorno, l'uom di Dio trae il peccatore fuor del suo carcere, convoca il clero ed il popolo, narra il caso, esorta tutti a pregare perchè il demonio sia vinto. Mentre la chiesa risuona di devote preci, ecco il diavolo farsi addosso al giovane, forzarsi di trascinarlo con sè, mostrare in prova del proprio diritto la funesta scrittura. Ma il santo non si perde d'animo per questo, tien testa coraggiosamente al nemico, e ordina ai fedeli di gridare senza intermissione Kyrie eleison, tenendo le braccia levate al cielo, sino a tanto che non siasi ottenuta vittoria. Dopo lung'ora si vede volar per l'aria la scrittura, e posarsi tra le mani del santo, che si affretta a lacerarla. Il giovane è salvo, e ottenuta la benedizione, e rifatto partecipe dei sacramenti, torna a vivere lieto con la sua sposa, frodando il diavolo e fruendo tranquillamente dei suoi beneficii.
In questa istoria, rinarrata con qualche leggiera diversità da Giacomo da Voragine e da altri, chi fa la più trista figura non parmi sia il diavolo, il quale, avendo fedelmente mantenuto le sue promesse, vuole con ragione che l'altro patteggiatore faccia lo stesso. Il suo diritto è pieno ed inoppugnabile, e san Basilio non può spogliarnelo, se non carpendogli la scrittura che lo sancisce.
In altra istoria, che ora riferisco, il peccatore pentito non riesce a riavere la scrittura, e qualche dubbio rimane della salvazion sua. In che tempo avvenissero i casi vi si narrano non si sa propriamente; ma e i casi, e l'anonimo racconto greco che li contiene, sono, senz'alcun dubbio, antichissimi.