Costoro erano il gregge e la mandria del diavolo, tanto è vero che non nell'anima solamente, ma nel corpo ancora recavano, come pecore e giovenchi bollati, il marchio del padrone, il così detto stigma o sigillum diaboli, il quale era un punto fatto privo, per virtù soprannaturale, di ogni sensitività. Spesso, in un medesimo corpo, erano parecchi di tai suggelli, e gl'inquisitori figgendovi un ago facilmente si assicuravano della colpa o dell'innocenza dell'accusato.

Streghe e stregoni si congregavano in certi tempi e luoghi per rendere omaggio e far festa al loro signore. Eran quelle le corti bandite del diavolo. Ogni paese aveva suoi luoghi appositi per così fatte riunioni, le quali contavano a volte, se i racconti non mentono, migliaja e migliaja di persone. In Francia il principale era il Puy de Dôme; la Germania aveva il Blocksberg, l'Horselberg, il Bechtelsberg e altri assai; la Svezia il Blakulla; la Spagna la landa di Baraona, le sabbie di Siviglia; l'Italia il famosissimo Noce di Benevento, il monte Paterno presso Bologna, il monte Spinato presso la Mirandola, ecc. ecc. Assemblee si tenevano ancora sulle rive del Giordano e sul monte Hecla, nella remota Islanda. Facevansi di solito una volta la settimana, ma in giorni diversi, secondo i paesi, e c'erano poi, nell'anno, riunioni più generali e solenni, le quali ponevansi di preferenza in giorni prossimi alle maggiori feste religiose. In Germania la principale solennità delle streghe cadeva la notte di Santa Valpurga, come sanno quanti hanno letto il Fausto del Goethe.

Le streghe (giacchè degli stregoni era, come ho detto, scarsissimo il numero) si recavano al giuoco dopo essersi unto il corpo di certi unguenti, a cavalcioni di granate, di forconi, di pale da forno, di sgabelli, o anche di caproni, di porci e di cani diabolici. Volavan per l'aria, non molto alto da terra, e dovevano por mente di non pronunziare, durante il viaggio, il nome di Cristo, e di non lasciarsi cogliere dal suono mattutino dell'Ave Maria, se non volevano capitombolar giù, con pericolo grande di fiaccarsi il collo.


Le cerimonie, i riti e gli spassi del giuoco variavano secondo i paesi, mutarono coi tempi; e chi volesse conoscerli tutti dovrebbe leggere i trattati speciali, i così detti Martelli o Flagelli delle streghe, scritti dai più gran luminari della Santa Inquisizione, e i constituti delle streghe medesime negli innumerevoli processi. Satana si lasciava vedere a' suoi devoti sopra un trono, o sopra un altare, in figura d'uomo, di caprone, di cignale, di scimia, di cane, secondo i casi. Se in figura d'uomo, talvolta si mostrava arcigno, uggito, rabbujato, talaltra ilare e ridente, e in tal caso scherzava con le streghe, sonava, cantava. Queste gli rendevano omaggio, come a loro signore, s'inginocchiavano davanti o dietro a lui, gli baciavano i genitali, o le natiche, o altra parte del corpo, gli si confessavano, raccontandogli tutte le ribalderie che avevano commesse in suo onore dopo l'ultimo congresso. Egli ascoltava, lodava o biasimava, e puniva di bastonate, o con una buona multa, quelle che avessero trascurato di venire alle assemblee, o in qualche altro modo mancato al loro dovere. Accoglieva le nuove devote, le battezzava in suo nome, le istruiva e ammoniva. Diavoli minori in gran numero facevano corona al principe, partecipavano insieme con le streghe alle cerimonie, tra le quali spiccava una specie di parodia dei riti ecclesiastici, della messa, dei sacramenti, con profanazione di ostie consacrate e altri sacrilegi orribili e turpissimi. Non mancava un'acqua benedetta, o maledetta che si voglia dire, scura e puzzolente, con cui quegli strani sacerdoti aspergevano gli astanti. Finite le cerimonie si banchettava allegramente. Il convivio era rischiarato da streghe, che stavano carponi, con candele accese confitte tra le natiche: i cibi erano quando delicati e squisiti, quando orribili e stomacosi, degni in tutto della infernal cucina. Spesso si mangiavano bambini lattanti, o cadaveri strappati alle sepolture. Da ultimo si ballava, al suono di diabolici strumenti; poi ciascun demonio ghermiva la sua strega, e coram populo si sollazzava con lei. Dico che si sollazzava con lei; ma le streghe affermano che, per esse almeno, quegli abbracciamenti di solito non erano troppo gradevoli: una di loro poi, introdotta da Pico della Mirandola in certo suo dialogo intitolato appunto La strega, entra in particolari ch'io passerò volentieri sotto silenzio.

Le streghe, del resto, non vedevano i loro demonii solamente al giuoco; ma ne ricevevano visite frequenti nelle proprie lor case, in quelle tetre officine dov'erano insieme accozzati gli ordigni, le suppellettili e le mille sozzure dell'arte; andavano con esso loro a diporto, li tenevano in luogo di mariti, e in segno di cara dimestichezza li chiamavano con nomi, non diabolici, ma umani, e spesso carezzevoli, oppure con soprannomi curiosi e bizzarri. Quelli erano con le drude larghi di donativi, i quali, per altro, mostravansi ancor essi non di rado pieni di diabolica falsità, convertendosi le monete in foglie secche e in trucioli, le gemme in mota, se non in peggio. Ingravidate dai diavoli, le streghe spesso partorivano mostri, i quali avevano, quando figura umana, e quando belluina. I diavoli poi, non contenti delle infinite streghe ond'era già pieno il mondo, andavano in giro facendo i bellimbusti, vestiti da cavalieri, e seducevano, e traevano ai loro servigi donne e ragazze. Per poter attendere più liberamente ai fatti loro, le streghe usavano di tramutarsi in gatte, e così tramutate andavano attorno la notte; onde si diè più d'una volta il caso che taluna ne rimanesse, trovandosi in quello stato, ferita, o mutilata, e tornando poi donna, e mostrando la piaga aperta, o la mancanza di un membro, dèsse a conoscere la sua qualità e il suo delitto.


Il benedettino tedesco Giovanni Trithemio (1462-1516), grandissimo teologo e grandissimo storico, scrisse appositamente un libro, da lui intitolato Antipalus maleficiorum, col quale insegna a tutti gli uomini dabbene a guardarsi dalle streghe e dalle scellerate lor arti. I ripari e i rimedii da lui suggeriti sono senza numero, e passabilmente ridicoli: il riparo più serio, il rimedio più efficace era, secondo l'opinione concorde degl'inquisitori, il rogo.

Nulla v'è che della formidabile potenza di Satana dia così adeguato concetto come la storia delle streghe, e la storia delle persecuzioni che Santa Madre Chiesa promosse contro di loro. Poco mancò (se gli storici dicono il vero) che Satana non trascinasse alle maledette pratiche, al mostruoso peccato di magia l'intero genere umano, e i zelantissimi e oculatissimi inquisitori avrebbero volentieri abbruciato l'intero genere umano, pur di vincere l'iniquità e debellare il nemico. Io non intendo rinarrar qui cose note, e, benchè note, meritevoli sempre di meditazione e di studio: qualche rapido cenno potrà bastare al proposito mio.

Le persecuzioni contro le streghe imperversarono più particolarmente sul finire del secolo XV e nei due secoli che vennero poi. Non già che non se ne trovino esempii anche prima, e parecchi; ma, strano a dire, essi diventano più frequenti e più terribili come più i tempi procedono, scostandosi dalla barbarie medievale e approssimandosi alla civiltà nuova del Rinascimento. In uno dei capitolari di Carlo Magno è detto espressamente che coloro i quali attendono alle arti fallaci della magia debbono, come seguitatori della superstizione pagana, essere presi e ammoniti; se perseverano nell'errore, debbon essere tenuti in carcere fino a tanto che non si sieno emendati. In altro capitolare il glorioso imperatore dice più saviamente ancora: “Se alcuno sia che, ingannato dal diavolo, creda, secondo l'usanza dei pagani, esservi stregoni e streghe divoratori di uomini, e, mosso da tale credenza, quelli abbruci, o ne dia le carni a mangiare, sia condannato nel capo.„ Intorno all'800 dunque Carlo Magno giudicava fallaci le arti della magia e puniva di morte gli uccisori dei presunti maghi: gl'inquisitori sarebbero stati freschi se egli si fosse trovato ai tempi loro.