Ma se le condizioni del riscatto, se la qualità di colui che l'aveva a compiere, davano a Satana una grandezza e un valore che non avrebbe avuto altrimenti, la redenzione stessa non toglieva a costui tanta preda quant'egli ne aveva fatta e quanta ancora era per farne, e la vittoria di Cristo non prostrava così la potenza di lui come il desiderio dei riscattati poteva sperare. San Giovanni dice che il mondo aveva ad essere giudicato e discacciato il suo principe; San Paolo afferma che la vittoria di Cristo era stata piena ed intera, e con la sua morte aveva distrutto il re della morte: ma il principe di questo mondo veramente non fu spodestato; ma il re della morte non fu ucciso, anzi seguitò come prima a spargere intorno la morte, non meno l'eterna che la temporale. Cristo frange le porte dell'inferno, irrompe nel regno delle tenebre, spopola l'abisso; ma dietro di lui le porte si risaldano, le tenebre si ricongiungono, l'abisso si ripopola. Strano a dire! mai fra gli uomini fu tanto parlato di Satana, mai Satana fu tanto temuto quanto dopo la vittoria di Cristo, dopo la redenzione compiuta.

Nè ciò avveniva per un semplice error di giudizio, per una contraddizione logica. Il male è con sì fatti caratteri impresso nel libro di nostra vita che non basta una dottrina religiosa, non basta un sogno di fede e di amore a cancellarnelo. Lo spettacolo desolante di un mondo in dissoluzione si offriva da ogni banda agli sguardi dei nuovi credenti: il fior delicato e odoroso della dottrina di Cristo spuntava di mezzo al fimo di Satana. Non era opera dell'eterno prevaricatore quel politeismo variopinto che aveva affascinati e sedotti gli spiriti? Non erano Giove e Minerva, Venere e Marte, e gli dei tutti che popolavano l'Olimpo, incarnazioni di lui, o ministri del suo volere, esecutori de' suoi disegni? Quella civiltà rigogliosa e gioconda del paganesimo, quelle arti fiorite, quella filosofia temeraria, quelle ricchezze e quegli onori, quegli amori e quegli ozii, e quelle infinite lascivie, non erano trovati suoi, inganni suoi, forme e strumenti della sua tirannide? Non era l'impero di Roma l'impero di Satana? Sì, veramente; Satana era adorato nei templi, celebrato nelle pubbliche feste; Satana sedeva in trono con Cesare, Satana saliva coi trionfatori in Campidoglio. Chi sa quante volte i pii fedeli, raccolti nelle catacombe, udendosi passar sopra il capo il fremito e il mugghio di quella vita, paventarono non fosse la procella diabolica per sommergere in tutto la navicella di Cristo, e fra le braccia stesse della croce si sentirono minacciati e premuti.

Così Satana ingigantiva di tutta la grandezza del mondo pagano raccolta in lui. In ogni parvenza di quella vita che la stringeva tutto allo intorno il cristiano ravvisava una sembianza del forte armato che Cristo era venuto a vincere, e che, vinto, era fatto più audace e più impetuoso di prima. E l'anima sua si riempiva di costernazione e di terrore; giacchè come guardarsi dalle insidie, come difendersi dagli assalti di un nemico più velenoso dell'Idra, più moltiforme di Proteo? Tertulliano ammonirà, ed altri ammoniranno, di non frequentare pagani, di non partecipare alle feste e ai giuochi loro, di non esercitar professione alcuna che possa, direttamente o indirettamente, servire al culto degli idoli; ma come osservare tale divieto e vivere? o come, osservatolo, assicurarsi di serbar puro il cuore, se la terra che si calca, se l'aria che si respira è fatta d'impurità e di peccato?


E Satana non si contenta del lenocinio o della insidia; con altre armi ancora egli tenta di riconquistare il perduto. Egli assalta d'ogni parte la Chiesa appena fondata, e come un ariete dal capo di bronzo, ne percote giorno e notte e ne sfalda le mura. Suscita le persecuzioni spaventose, e la nuova fede cerca di annegare nel terrore e nel sangue. Promuove le grandi eresie e sbranca innumerevoli agnelle dal gregge di Cristo. Tristi tempi, vita piena di periglio e di dolore! No, il regno di Cristo non è giunto ancora; ma gli spiriti contristati cui dà le sue ali la fede, credono di scorgerne da lungi, nei sogni apocalittici, i rutilanti bagliori, e annunciano la seconda venuta del redentore, e la finale sconfitta dell'antico serpente.

Sogni vani, deluse speranze! Il redentore non viene, e l'antico serpente, fatto più velenoso che mai, moltiplicale sue spire, avvolge più sempre il mondo. Una prova tra l'altre se ne può avere dalla dottrina di alcune sètte che travagliarono la Chiesa, più particolarmente nei primi tre secoli, e che tutte s'industriarono d'introdurre nel cristianesimo un dualismo poco diverso da quel dei persiani. Quelle dottrine formano nel loro complesso ciò che si chiama lo gnosticismo, e le più eccessive hanno per comune tendenza di attribuire a Satana assai più importanza che non avesse innanzi, di considerar Satana quale creatore della natura corporea, di far del male un principio originario e indipendente, non sorto da defezione o scadimento, ma coeterno al bene e in lotta con esso. Per tal modo cresceva la potenza di Satana, e l'opera della redenzione si faceva più difficile, la salute più incerta. Clemente Alessandrino e Origene avevano sostenuto che tutte le creature tornerebbero a Dio, loro comune principio; ma Sant'Agostino pensò che Dio salverebbe solo alcuni eletti, e che la massima parte del genere umano sarebbe preda del diavolo.

Non è punto agevole, nel cozzo delle opposte dottrine e nella contrarietà degli influssi, traverso le speculazioni della filosofia, specie neoplatonica e cabalistica, le brillanti fantasie della gnosi, il dogma ortodosso ancor vacillante, farsi un chiaro ed esatto concetto delle variazioni e degli accrescimenti di Satana nei primi secoli della Chiesa. Chi sa a quale sincretismo strano e mostruoso fosse giunta la religione di Roma, facilmente immagina che da quell'indefinibile miscuglio di credenze assurde e di pratiche pazze Satana dovesse derivare più d'uno degli elementi della sua rinnovata persona. Veramente il Satana cristiano esce dallo scontro, dal mutuo penetrarsi di svariate civiltà, di filosofie repugnanti, di religioni nemiche, e quando la Chiesa trionfa, quando il dogma è fermato, egli stende sul mondo uno spaventoso dominio.

La insanabile corruzione pagana dà nuovo rilievo all'idea del male e fa giganteggiare colui che personifica quell'idea. I cristiani credevano il mondo pagano fattura di Satana; invece gli è il mondo pagano che foggia in gran parte Satana nella fantasia dei cristiani. Senza l'impero di Roma Satana sarebbe riuscito molto diverso da quello che egli è, o fu. Tutto il turpe e tutto il diabolico diffuso per entro la civiltà pagana, si raccoglie in lui, si condensa in lui; egli diventa il natural richiamo di quanto appar peccato alla timorata e ritrosa coscienza cristiana, cioè una varietà infinita di pensieri, di costumanze, di opere. I numi che avevano avuto altari e templi non muojono, non dileguano, ma si trasformano in demonii, perdendo alcuni l'antica formosità seduttrice, serbando tutti la pravità antica, accrescendola. Giove, Giunone, Diana, Apollo, Mercurio, Nettuno, Vulcano, Cerbero, e fauni e satiri, sopravvivono al culto che loro era reso, ricompajono fra le tenebre dell'inferno cristiano, ingombrano di strani terrori le menti, provocano fantasie e leggende paurose. Diana, mutata in demonio meridiano, invaderà i disaccorti troppo obbliosi di lor salute, e la notte, pei silenzii dei cieli stellati, si trarrà dietro a volo le squadre delle maliarde, instruite da lei. Venere sempre accesa d'amore, non meno bella demonio che dea, userà negli uomini l'arti antiche, inspirerà ardori inestinguibili, usurperà il letto alle spose, si trarrà fra le braccia, sotterra, il cavaliere Tanhäuser, ebbro di desiderio, non più curante di Cristo, avido di dannazione. Un pontefice, Giovanni XII, reo, diranno i suoi accusatori, di aver bevuto alla salute del diavolo, invocherà, giocando a dadi, l'ajuto di Giove, di Venere e degli altri demonii. Satana sarà spesso rappresentato in figura di fauno, di satiro, di sirena.

Quando la Chiesa trionfa, la storia di Satana par cognita in ogni sua parte, e piena la figura di lui. Si conoscono, cioè si crede di conoscere, le sue origini, le prime e le posteriori vicende, i procedimenti e le opere. I Padri l'hanno narrato e descritto. Satana fu creato buono, e si fece perverso; cadde per suo peccato, trascinando nella ruina un innumerevole popolo di seguaci. Si dirà più tardi che la decima parte della milizia celeste fu precipitata quaggiù, sommersa negli abissi, e s'immaginerà una schiera di angeli neutrali, non ribelli a Dio, non avversi a Satana, spettatori della pugna combattuta fra quello e questo; angeli che san Brandano incontrerà nel corso delle sue avventurose peregrinazioni; che Parzival udirà ricordare laggiù nell'ultimo Oriente, dove si custodisce la santa reliquia del Graal; che Dante porrà nel vestibolo dell'inferno insieme con gli sciagurati vigliacchi che mai non fûr vivi.