Ma Satana non ha ancora finito di crescere, la sua persona non è per anche perfetta; lunga è la storia di lui, e quando un'èra ne è chiusa, un'altra incomincia. Gli asceti, che avevano creduto fuggirlo fuggendo il mondo, e nel deserto l'avevano ritrovato, più maligno e più possente che mai, e avevano sperimentate le sue innumerevoli insidie, sostenuti gli insulti feroci, non lo conoscevano ancora sotto tutti i suoi aspetti.

Alle antiche calamità altre successero; a una età di corruzione profonda tenne dietro una età di dissoluzione violenta, che parve schiantare dai cardini il mondo. Giù dal settentrione caliginoso, i barbari irrompono come un mare che abbia travolte le dighe, e l'impero di Roma al loro urto si sfascia con fragorosa rovina. La rea e maledetta civiltà pagana si spegne, ma per dar luogo a una tenebra disperata di barbarie, per entro a cui non è possibile scorgere lume di salvezza. Par che il regno umano sia per finire, sia invece per cominciare sulla terra un regno ferino. L'immane sciagura, quale da Salviano fu narrata con eloquenza focosa, fece dubitar della provvidenza; e offrendo spettacolo di mali incogniti prima, innumerevoli, incommensurabili, diede, com'era naturale, nuovo rilievo alla figura di colui che è di tutti i mali principio e promotore. Satana cresceva dell'opera dei barbari, ma in pari tempo cresceva di molte loro credenze, attirando a sè quanto, e non era poco, nella loro religione, trovava conforme e omogeneo al suo essere. A contatto con la vita greca e romana, egli, in una certa misura, si grecizzò e romanizzò; a contatto con la barbarie settentrionale si germanizzò. Numerose figure della mitologia germanica, il dio Loki, il lupo Fenris, ed elfi, e silfi, e gnomi, si trasfondono in lui, e gli conferiscono nuovi aspetti, nuovi caratteri e nuove movenze. Così Satana si costruisce e si forma, quando con accrescimenti rapidi, quando con lenti, in virtù di stratificazioni successive, d'infiltrazioni continue, variando senza posa, passando pei gradi di una evoluzione faticosa e lunga. Semplice potenza elementare in origine, egli acquista a poco a poco il carattere morale che gli appartiene, e quando lo si guarda cresciuto, quando si scruta dentro il suo essere, si rimane stupiti e sopraffatti vedendo la sua grandezza, vedendo la moltiplicità e diversità degli elementi che lo compongono. Non solo le forze della natura, non solo gli dei di varie mitologie diventano Satana, ma gli uomini ancora. In poemi e leggende del medio evo Pilato, Nerone, Maometto, si convertono in diavoli.


Satana tocca il sommo grado di esplicazione e di potenza nel medio evo, nella torbida e travagliosa età in cui più vigoreggia il cristianesimo. Egli perviene a maturità insieme con le istituzioni varie e con le forme proprie di quella vita; e quando l'arte gotica fiorisce nei templi cuspidati, anche il mito di lui fiorisce, tetro e meraviglioso, nella coscienza delle genti cristiane. Chiuso il secolo XIII, egli declina e disviene, come declinano e disvengono il papato, la scolastica, lo spirito feudale, lo spirito ascetico. Satana è figlio della tristezza. In una religione come la greca, tutta serena, tutta irradiata di luce e di colore, egli non avrebbe potuto metter persona; a farlo crescere e prosperare son necessarie l'ombre, son necessarii i misteri di peccato e di dolore, che, simili a un velo funereo, avvolgono la religione del Golgota. Satana è figlio del terrore, e il medio evo è l'età del terrore. Presi d'invincibil ribrezzo, gli animi temono la natura gravida di portenti e di mostri, il mondo corporeo opposto al mondo dello spirito e suo irreconciliabile nemico; temono la vita, perpetuo fomite e periglio di peccato; temono la morte, dietro a cui si spalanca dubbiosa l'eternità. Sogni e farnetichi turbano le menti. L'eremita estatico, da lunghe ore ginocchioni in preghiera dinanzi all'uscio della sua cella, vede trasvolar per l'aria eserciti spaventosi, tregende di mostri apocalittici: le notti si illuminano di segni fiammeggianti, gli astri si sfigurano e si bagnan di sangue, tristi presagi di sciagure imminenti. In occasione di morbi che falciano gli uomini come spiche mature si vedono saette, vibrate da mani invisibili, fendere l'aria, sparir sibilando: e ogni po' corre traverso la cristianità esterrefatta come un brivido di finimondo, e la sinistra novella che l'Anticristo è già nato, e sta per cominciare il formidabile dramma annunziato dall'Apocalisse.

Satana cresce nella mestizia e nell'ombra delle cattedrali spaziose, dietro i massicci pilastri, nei recessi del coro; Satana cresce nel silenzio dei chiostri, invasi dallo stupor della morte; Satana cresce nel castello merlato, dove un occulto rimorso rode l'anima al torvo barone; nella cella recondita dove l'alchimista tenta i metalli; nel bosco solitario, dove il mago, la notte, ordisce le sue malie; nel solco, dove il servo affamato getta imprecando il seme che dovrà nutrire il signore. Satana è in ogni luogo: infiniti l'hanno veduto, infiniti hanno favellato con lui.


La credenza era ben radicata, e la Chiesa non mancò di darle favore, di accrescerle forza. La Chiesa si giovò di Satana, fece di lui uno strumento efficacissimo di politica, e quanto più potè gli crebbe credito, giacchè ciò che gli uomini non facevano per amor di Dio, o per ispirito d'obbedienza, facevano per paura del diavolo. Satana fu offerto sotto tutti gli aspetti, dipinto e scolpito, alla sgomenta contemplazion dei devoti; Satana venne in coda a ogni frase di predicatore, a ogni ammonizione di confessore; Satana diventò l'eroe di una leggenda senza fine, che ebbe riscontri ed esempii per tutti i casi della vita, per ogni azione, per ogni pensiero. Non poche Visioni del medio evo mostrano quale applicazione si sapesse fare del diavolo alla politica in genere: certo alla politica ecclesiastica il diavolo servì assai più della inquisizione e dei roghi, sebbene e quella e questi l'abbiano servita abbastanza. Sino dall'anno 811 Carlo Magno accusava in un suo capitolare i chierici di abusar del diavolo e dell'inferno per truffar denari e carpir possessioni.

Se grande era la paura che si aveva di Satana, l'odio che si nutriva contro di lui non era punto minore. Tale odio non era certo ingiustificato, giacchè odiando lui si odiava l'autor di ogni male, e quanto più si amava Cristo tanto più si doveva odiare il suo nemico. Ma anche in questo caso la paura e l'odio produssero gli effetti consueti, stravaganza di opinioni, ed esagerazion di giudizii. La figura di Satana ebbe a risentirne le conseguenze, e l'eccesso avvertito da alcuno di mente più temperata, diede origine al proverbio che dice: Il diavolo non è poi così brutto come si dipinge.

Capitolo II. LA PERSONA DEL DIAVOLO.

Gli uomini non riescono se non con somma difficoltà, se pur vi riescono, a formarsi il concetto di una sostanza incorporea, essenzialmente diversa da quella che cade loro sotto i sensi. L'incorporeo per essi non è di solito altro che un'attenuazione, una rarefazione del corporeo, uno stato di minima densità, paragonabile, anche se minore, a quella propria dell'aria, o della fiamma. Per tutti gli uomini non civili, e per la massima parte ancora di quelli che si chiamano civili, l'anima è un fiato, o un vapor leggiero, e si può vedere sotto apparenza di ombra. Gli déi di tutte le mitologie sono o poco o molto corporei; quelli della greca si nutrono d'ambrosia e di nettare, e se si cacciano, come usan di fare, nelle zuffe dei mortali, corron pericolo di toccare, come i mortali, di buone busse. Per ciò non deve sembrare strano che le dottrine pneumatologiche, così giudaiche, come cristiane, attribuiscano di solito un corpo agli angeli e ai demonii.