Dottori e Padri della Chiesa, son quasi unanimi nel credere che i demonii sieno provveduti di un corpo, già posseduto da essi quando ancora duravano nella condizione di angeli, ma fatto, dopo la caduta, più denso e più grave. La densità di quel loro corpo, assai più lieve sempre che non sia il corpo degli uomini, non è da tutti stimata egualmente: nel secondo secolo Taziano la faceva simile a quella dell'aria o del fuoco, e un corpo formato d'aria dava ai demonii Isidoro di Siviglia in principio del settimo. Altri, come san Basilio Magno, inchinarono ad attribuir loro un corpo anche più sottile. Ma ben s'intende come non potesse esservi in sì fatto argomento una opinione unica, da doversi seguire universalmente, e come potesse Dante, senza offendere la coscienza di nessuno, dare al suo Lucifero, là fra i ghiacci di Cocito, un corpo saldo e compatto, al quale egli e Virgilio si aggrappano come ad una roccia.

Avendo corpo, i demonii debbono anche avere certe necessità naturali, come hanno tutti gli esseri corporei viventi; prima fra tutte quella di riparar l'organismo, la cui trama, con l'esercizio della vita, perpetuamente si logora. I diavoli debbono aver bisogno di nutrirsi, e in fatti, Origene, Tertulliano, Atenagora, Minucio Felice, Firmico Materno, san Giovanni Crisostomo, ed altri parecchi, dicono che i diavoli assorbono avidamente il vapore e il fumo delle vittime sacrificate dai pagani; cibo poco sostanzioso a dir vero, ma non disdicevole alla complessione loro. Alcuni rabbini, largheggiando un po' più, e pensando a introdurre nella diabolica vivanda qualche maggior varietà, dissero che i diavoli si nutrono dell'odore del fuoco e del vapore dell'acqua, ma sono anche avidissimi di sangue, quando ne possono avere, e un proverbio tedesco soggiunge che il diavolo, quando è affamato, mangia le mosche.

Il popolo parla volentieri di diavoli vecchi e di diavoli giovani, e sono parecchi i proverbii che, in varie lingue, traggono il tema da quella sua credenza. Si sa che il diavolo, divenuto vecchio, si fece eremita, e parrebbe ragionevole che ancor egli dovesse invecchiare, dacchè tutti gli esseri che hanno organismo invecchiano; ma il già citato Isidoro di Siviglia afferma che non invecchiano, e noi non possiamo dir altro fino a che l'anatomia e la fisiologia diabolica non sieno meglio studiate. Se non invecchiano, non debbono neanche morire, e una grande bugia avrebbero detto quei rabbini i quali asserirono che anch'essi, come gli uomini, muojono, non tutti veramente, ma la maggior parte. Ammalare sembra che dovrebbero potere; tanto è vero che le streghe, quando ce n'erano, giunsero a dire qualche volta nelle loro deposizioni, dopo ricevuti due o tre tratti di corda, che il diavolo di tanto in tanto cadeva ammalato, e che allora toccava ad esse vegliarlo e curarlo.

Alcuni Padri e Dottori, come, per non ricordarne altri, san Gregorio Magno, vollero i diavoli al tutto incorporei; ma fu questa, come ho detto, l'opinione meno accreditata. Ad ogni modo si poteva credere così o così, come meglio piaceva, e san Tommaso, riferite le contrarie sentenze, concludeva con dire che, abbiano i demonii o non abbiano corpo, ciò poco importa alla fede. Ma se poco importa alla fede, molto importa alla fantasia, e il popolo non mancò mai di dare ai diavoli un corpo quanto più sodo gli fu possibile.


E come era fatto cotesto corpo? Badisi che qui si tratta del corpo che i diavoli hanno naturalmente, non di quello che essi possono assumere a lor piacimento e di cui dovrò parlare più innanzi.

In generale, e di regola, il corpo dei demonii aveva forma umana. Ciò non deve recar meraviglia: l'uomo che ha fatto a propria immagine gli déi, ha fatto pure a propria immagine gli angeli e i diavoli. Se non che, quando si dice forma umana, non si deve intendere forma in tutto simile alla nostra. In conseguenza del peccato e della caduta. Satana

La creatura ch'ebbe il bel sembiante,

come dice l'Alighieri, e con Satana gli altri ribelli, videro, non solo il corpo loro farsi più denso e più grossolano, ma ancora mutarsi in obbrobriosa deformità la bellezza sovrana di cui Dio li aveva vestiti. La forma dei diavoli è pertanto una forma umana deturpata e mostruosa, nella quale il ferino si mescola con l'umano, e non di rado soperchia; e se per ragion della forma si dovesse assegnare ai diavoli (mi perdonino i naturalisti) un posto nella classificazione zoologica, bisognerebbe raccoglierli per buona parte in un'apposita famiglia di antropoidi.

Una bruttezza eccessiva, quando spaventosa e terribile, quando ignominiosa e ridicola, fu dunque tra i caratteri, dirò così, fisici del diavolo, il più spiccato ed appariscente; e non senza ragione, giacchè se non è vero, come si volle far dire a Platone, che il bello è lo splendore del buono, è per contro verissimo che gli uomini sono tratti da una specie d'istinto di cui non cercheremo ora le origini, ad accoppiare bellezza e bontà, malvagità e bruttezza. Dare a Satana una bruttezza eccessiva fu considerato come un'opera meritoria, che per sè stessa faceva bene all'anima, e nella quale trovava anche legittimo sfogo l'odio contro un nemico non mai temuto abbastanza. Autori di leggende, pittori, scultori, spesero in raffigurar Satana il meglio della lor potenza inventiva, e così bene, o, se vogliamo dir più giusto, così male lo raffigurarono, che Satana stesso ebbe a risentirsene, sebbene sia da credere che egli della sua bellezza non si tenga troppo. È nota la storia, narrata da molti nel medio evo, di quel pittore, che avendo dipinto un diavolo più brutto assai dell'onesto, fu da esso diavolo precipitato dal palco su cui lavorava. Buon per lui che una Madonna, da lui figurata bellissima, sporse il braccio fuor del dipinto, e lo sostenne, a mezz'aria.