In molti racconti si vede un demonio trasportar per l'aria, da luogo a luogo, e a distanze grandissime, un eroe, affinchè egli possa giungere in tempo a recar soccorso, o a impedire che si compia alcuna cosa in suo danno. Un giorno d'inverno (così si narra in una vecchia cronaca tedesca) un povero demonio tutto intirizzito dal freddo entrò in casa del cavaliere Wernhard von Strätlingen. Questi, mosso a compassione, gli regala un mantello; poi, da lì a qualche tempo va in pellegrinaggio. Viaggio facendo, è preso e trattenuto prigione sul monte Gargano. Allora gli appare il diavolo con in dosso il mantello donatogli, e gli dice d'essere mandato dall'arcangelo Michele per riportar lui a casa, ove la moglie sua sta per rimaritarsi. E lo riporta a casa davvero.
Parecchi altri cavalieri e parecchi santi viaggiarono a questo stesso modo, senza che la magia c'entrasse per nulla. Di sant'Antidio, morto, come si crede, nel 411, raccontano che si fece portare a Roma da un diavolo per dare una lavata di capo al papa, il quale aveva commesso non so che peccatuzzo contro il sesto comandamento.
Di molti diavoli si legge che servirono volonterosamente in casa di persone dabbene e persino in conventi. Certo, questi servigi loro non sempre erano disinteressati, e potevano recare pericolo grande a chi se ne giovava. Nel VI secolo sant'Erveo scoverse un diavolo sotto le vesti di un servitore, in casa del conte Eleno, e un altro ne scoverse nel convento del santo abate Majano: entrambi confessarono le malvage loro intenzioni. Gualtiero di Coincy narra la storia di un demonio, che si pose ai servigi di un ricco uomo, e tentò, non solo di distorlo dalla virtù, ma di ucciderlo a dirittura. Questa poteva esser la regola; ma anche tra i servitori diavoli qualcuno di buono se ne trovava. Un diavolo si pone per valletto con un cavaliere, e lo serve con somma fedeltà e discrezione, anzi, in certa congiuntura, scampa lui e la moglie da sicura morte. Scopertane la natura, il cavaliere non osa più tenerlo con sè, ma gli dice di chiedere qual premio più gli piaccia de' suoi servigi. L'onesto demonio chiede una piccola somma, e avutala la restituisce al padrone, pregandolo di voler comperare con essa una campana per certa chiesa povera. Così racconta il nostro Cesario. Un altro diavolo stette più tempo ai servigi del vescovo di Hildesheim, secondo attesta il Trithemio. In un vecchio racconto italiano si legge di un diavolo che stava con certi monaci e faceva con grandissima diligenza e puntualità il lavoro di dieci servitori: “onde subitamente apparecchiava la mensa e sparecchiava, e spazzava, e lavava le scodelle, e così molti altri servigi: e che più è, sonata la prima volta al mattutino, toglieva un bastone e picchiava le celle, sollicitandogli ch'andassero a dire mattutino nella chiesa.„ Un esempio ancora e poi potrà bastare. Il cronista tedesco Bernardo Hederich (secolo XVI) racconta la storia di un diavolo, il quale servì lungo tempo onestamente in un convento di francescani, nella città di Schwerin, e non chiese al partirsi altro premio che una veste di più colori, con molti sonagli intorno, già pattuita innanzi.
Ma anche in altro modo sanno rendersi utili i diavoli dabbene. Uno di essi una volta fece scommessa coll'arcangelo Michele a chi avrebbe fabbricata la più bella chiesa sul monte di Normandia che appunto ha nome dall'arcangelo. Un altro giunse a insegnare a san Bernardo sette versetti dei salmi, che, recitati ogni giorno, assicuravano il paradiso. Un altro, senz'essere richiesto, trasportò l'anima di un cavaliere ammalato a Roma e a Gerusalemme, e gli fece racquistare la sanità perduta. Questi erano certamente diavoli nobili e di gran levatura: quelli di minor conto facevano ciò che potevano. Cesario racconta di uno che per una cesta d'uva custodì una vigna.
Che diremo del diavolo credente, che recitava orazioni e confessava le verità della fede? Di uno, che entrato in corpo a una vecchierella, cantava inni, salmi e il Kyrie eleison, si narra nella Vita di san Giovanni Gualberto. Nella storia popolare di Fausto ricordata più sopra, questi ragiona di teologia con Mefostofile. Il demonio dice, con molta verità, della bellezza ond'era adorno nel cielo il suo signore Lucifero; della caduta sua e degli angeli ribelli, provocata dalla superbia; delle tentazioni che i diavoli adoperano contro gli uomini; dell'inferno e de' suoi tremendi castighi. Una volta Fausto gli domanda: “Se tu fossi uomo e non demonio, che faresti per piacere a Dio e agli uomini?„ ed egli risponde sorridendo: “Se io fossi uomo, come tu sei, io m'inchinerei dinanzi a Dio sin che avessi fiato, e farei quanto fosse da me per non l'offendere e per non muoverlo a sdegno. Osserverei la sua dottrina e la sua legge; non invocherei, loderei, onorerei se non lui, e mi guadagnerei così dopo la morte, la beatitudine eterna.„
Ma il più savio, buono e cortese diavolo che mai sia stato al mondo è quell'Astarotte che Luigi Pulci introduce in certa parte del suo Morgante Maggiore. Malagigi, il mago benefico, ha scoperte le frodi del traditor Ganellone, e prevede la sciagura che sta per incogliere Orlando e gli altri paladini in Roncisvalle. Egli allora evoca il demonio Astarotte per sapere dove sieno Rinaldo e Ricciardetto. Astarotte narra una lunga storia delle loro avventure in Asia ed in Africa, poi, a un certo punto gli scappa detto che il Figliuolo non sa tutto ciò che sa Dio Padre. Malagigi rimane di ciò confuso, e vuole averne ragione; ed ecco il diavolo entrare in un nuovo discorso, in cui molto dottamente, e in modo al tutto ortodosso, ragiona della Trinità, della creazione, della caduta degli angeli; e avendo Malagigi notato che questa caduta non par si concilii con la infinita bontà di Dio, egli va sulle furie, e afferma che Dio fu egualmente buono e giusto per tutti, e che i caduti non d'altri si debbono dolere che di sè stessi. Dopo di ciò, tolto in sua compagnia il demonio Farfarello, se ne va in Egitto, per prendere Rinaldo e Ricciardetto, cui usa, tornando, mille cortesie. Provvede vivande squisite, sventa l'inganno di un altro demonio, Squarciaferro, mandato da un negromante nemico, e a Rinaldo descrive molti strani animali che sono in Africa e in Asia, e chiarisce, come a Malagigi, alcun punto più oscuro della fede, affermando che
Vera è la fede sola de' Cristiani,
E giusta legge, e ben fondata e santa.
Giunti tutti insieme in Roncisvalle, egli, nell'accommiatarsi, può dir con ragione: