[496]. Cathemerinon, inno V. Di questi versi molti ebbero a far parola: vedi Roesler, Der katholische Dichter Aurelius Prudentius Clemens, Friburgo i. B., 1886, p. 455. Errava il Patuzzi quando affermava (Op. e loc. cit.) le parole di Prudenzio doversi intendere solo poeticamente.

[497]. Nel cap. 113 dello stesso libro si leggono quest'altre parole: «Manebit ergo sine fine mors illa perpetua damnatorum, idest alienatio a vita Dei, et omnibus erit ipsa communis. quaelibet homines de varietate poenarum, de dolorum relevatione vel intermissione pro suis humanis motibus suspicentur».

[498]. Homil in epist. ad Philip., III, 4.

[499]. Acta sanctorum, t. II di gennajo, p. 1011.

[500]. Opera, Parigi, 1644, t. I, pp. 790-3.

[501]. De officiis ecclesiasticis, lib. II, in fine.

[502]. Acta sanctorum, t. III di marzo, p. 573.

[503]. Duemmler, Poetae latini aevi carolini, t. II, p. 270. Questa particolarità si ritrova nel racconto in prosa di Heitone; ma sparisce dal poema che sulla Visione compose Valafredo Strabone, ibid., p. 314.

[504]. Per le relazioni delle versioni latine e volgari, e della siriaca col testo greco, vedi Brandes, Op. cit., pp. 2 sgg., e Ueber die Quellen der mittelenglischen Paulus-Vision dello stesso, Halle, 1883 (estratto dagli Englische Studien, vol. VII). Il Brandes non parla delle versioni italiane e sembra non le abbia conosciute.

[505]. Dies dominicus dies est electus, in quo gaudent angeli et archangeli maior diebus ceteris. (Redazione latina II pubblicata dal Brandes, Op. cit., p. 75). Lo die della domenicha è grande da temere e da guardare di tutte le rie opere ecc. (Testo pubblicato dal Villari). Lo dia del dimenge es elegutz del cal s'alegron tug li angel e li archangel e li sant car major es de totz los autres dias. (Testo provenzale pubblicato dal Bartsch, Denkmäler der provenzalischen Litteratur, Stoccarda, 1856, p. 313).