[143]. Nota di R. Köhler, Die Lais der Marie de France, Halle a. S., 1885, pp. CIV-CVIII. In una leggenda tartara si parla di un pino dalle foglie e dalla corteccia d'oro, il quale è tutto coperto di un'erba verde che ha virtù di risuscitare: appiè dell'albero, nascosta nella terra, è una tazza d'acqua di vita. Schiefner, Heldensagen der minussinischen Tataren, Pietroburgo, 1859, p. 62 sgg.

[144]. Dunlop, History of Prose Fiction, nuova edizione (con le note del Liebrecht), Londra, 1888, vol. I, p. 307.

[145]. Otia imperialia, ediz. cit., dec. I, cap. 14, p. 4. Ne discorre anche il Mandeville. I pomi d'Iduna, della mitologia germanica, avevano la stessa virtù. Secondo il già citato ricordo di Teopompo, nella terra Merope scorrono due fiumi, detti, l'uno del dolore, l'altro del piacere. Sulle rive di entrambi crescono certi alberi: chi gusta dei frutti di quelli che sono lungo il primo, non fa più se non piangere sino alla morte; chi gusta dei frutti di quelli che sono lungo il secondo, ringiovanisce gradatamente, torna fanciullo, e, sempre più rimpicciolendo, da ultimo si dilegua. Nell'isola Buru, una delle Molucche, nasce sulle rive di un lago un fiore che, secondo l'opinione degli abitanti, dà la giovinezza a chi lo tiene in mano. Bickmore, Reisen im ostindischen Archipel in den Jahren 1865 und 1866. p. 223, citato dal Rohde, Der griechische Roman und seine Vorläufer, Lipsia, 1876, p. 207, n. 1.

[146]. Nel Parzival di Volframo d'Eschenbach; cf. Birch-Hirschfeld, Die Sage vom Gral, Lipsia, 1877, p. 247.

[147]. Le Chevalier au Cygne et Godefroid de Bouillon, pubblicati dal De Reiffenberg, vol. I, Bruxelles, 1846, Introduz., p. CXXIX. Non la si finirebbe più se si volessero ricordare tutte le immaginazioni che con quelle già ricordate hanno affinità più o meno stretta. Tundalo giunge in un luogo luminoso e fiorito dove scorre una fontana: chi beve una volta delle sue acque non ha mai più sete. Gervasio di Tilbury racconta di un'acqua che ristora in mirabile modo le forze (Op. cit., dec. III, cap. 38, p. 23); e Galfredo di Monmouth parla di una fonte le cui acque guariscono dalla pazzia e dal furore e ristorano le virtù dell'anima, (Vita Merlini, vv. 1136 sgg., ap. San Marte, Die Sagen von Merlin, Halle, 1853, pp. 305-6).

[148]. Mario Vittore dice il fonte più copioso d'acque che non sia l'oceano, ditior oceano. Roberto Pullo (sec. XII) paragona il fonte immenso al Nilo (Sententiarum, l. II; cap. 17, ap. Migne, Patrol. lat., t. 186, col. 746), e redundans enormiter è descritto il fonte dal già citato Arnaldo di Bonneval.

[149]. De Wette, Lehrbuch der hebräisch-jüdischen Archäologie, IV ediz. Lipsia, 1864, p. 111.

[150]. San Basilio e Sant'Ambrogio nei loro Hexaemera; il Mandeville ecc.

[151]. Giovanni de' Marignolli, Op. cit., pp. 93-4: «Fons autem ille derivatur de monte, et cadit in lacum, qui dicitur a Philosophis Euphirattes (Euphrates?), et intrat sub alia aqua spissa, et post egreditur ex alia parte et dividitur in quatuor flumina....»

[152]. Rimando per tutto ciò ai libri indicati in fine della Introduzione. Anche alle falde del Kuen-lun cinese scorrono quattro fiumi.