[237]. Nel secolo XVI il celebre Cornelio Agrippa la svolse nel suo libro De originali peccato. Nel secolo seguente Adriano Beverland mise fuori una strana dissertazione intitolata: Peccatum originale, κατ’ εξοχὴν sic nuncupatum, philologice elucubratum a Themidis alumno, Eleutheropoli in horto Hesperidum, 1678. Egli sostiene: «primum protoplastorum peccatum in coitu consistere et per arborem scientiae boni et mali intelligi debere truncum illum, quem in meditullio corporis Adami plantaverat naturae auctor, cuiusque florem decerpere vetuerat». L'autore fu, per quella sua opinione, chiuso in un carcere, d'onde trovò modo di fuggire. Morì pazzo molti anni dopo. Quella opinione, del resto, è anche presentemente assai più diffusa che non si creda tra certi cattolici, i quali, essendo digiuni di studii teologici, credono che, per questa parte, il racconto biblico non vada inteso alla lettera. Un recentissimo sognatore, Carlo Schoebel, prese di bel nuovo a propugnarla, in uno scritto intitolato: Le mythe de la femme et du serpent, étude sur les origines d'une évolution psychologique primordiale, Parigi, 1876. Bisogna per altro riconoscere che la dottrina cristiana, coprendo di disprezzo la carne e di vergogna l'atto generativo, legittimò così fatte stranezze. Pei catari, e per altri eretici, la copula fu una frode del diavolo. Cf. Curiosités théologiques, Parigi, 1861, pp. 4-5.
[238]. «Venerunt autem ad illum specum, in quo Adam accepit Evam eamque primo carnaliter cognovit, et ambo hic virginitatem perdiderunt, quam si in paradiso mansissent, nec in conceptione nec in generatione prolis amisissent, nec in carnali illo actu deformitas immoderatae concupiscentiae fuisset, nam naturalia membra, ad hunc usum deputata, sicut inferiores vires, omnino subdita essent rationi». Op. cit., vol. II, p. 347.
[239]. Vedi Beausobre, Dissertation sur les Adamites, nel secondo volume della Histoire du Concile de Bâle et de la guerre des Hussites, del Lenfant, Amsterdam, 1731.
[240]. Vedi Eisenmenger, Op. cit., vol. I, pp. 165, 461; vol. II, p. 413.
[241]. Bartolocci, Op. cit., vol. II, p. 69. Cf. Hamburger, Real-Encyclopädie für Bibel und Talmud, Strelitz, 1883, s. v. Lilith.
[242]. Vedi una finzione, pressochè eguale a questa, riferita da P. Paris, Op. cit., vol. IV, pp. 27-8.
[243]. In una versione inglese della Genesi e dell'Esodo si dice, dietro a non so quale autorità, ch'Eva si chiamò da prima Issa:
Issa was hire firste name.
The Story of Genesis and Exodus, edited by Richard Morris (English Text Society), Londra, 1865, v. 233.
[244]. Varia il numero totale, variano i nomi e altre particolarità di alcuni. Secondo la Piccola Genesi, Adamo ed Eva avrebbero generato in tutto quattordici figliuoli, dodici maschi e due femmine. Nell'Apocalissi greca, e nella Vita latina, è detto che, dopo aver generato Caino, Abele e Seth, Adamo ed Eva generarono ancora trenta figliuoli e trenta figliuole. Stando a Sincello, i figliuoli furono in tutto trentatrè, e ventitrè le figliuole; ma nei Fioretti della Bibbia il numero dei maschi e delle femmine, presi insieme, sale a centoquaranta. Per le prime figliuole generate, sorelle e spose di Caino, di Abele e di Seth, si trovano i nomi di Calmana, Debora, Luva, Leluda o Lebuda, Aklejane, Chinia o Clinia, Ava, Azura o Azrûn, Asua. Secondo una leggenda che appare in Metodio, in Eutichio, in Abû 'l-Faragi, in Vincenzo Bellovacense e in altri cronisti (Renan, Fragments, etc., p. 467, n.), la inimicizia fra Caino e Abele nacque per gelosia amorosa.