[438]. Vedi: Balaeus, Illustrium Majoris Britanniae scriptorum, hoc est Angliae, Cambriae et Scotiae summarium, s. l., 1548, f. 120 r.; Pits, De rebus anglicis, Parigi, 1619, t. I, p. 374; Dempster, Op. cit., l. cit.; Leland, Commentarii de scriptoribus britannicis, Oxford, 1709, vol. I, p. 254; Tanner, Bibliotheca Britannico-Hibernica, Londra, 1748, p. 525; Huillard-Bréholles, Historia diplomatica Friderici secundi, Parigi, 1859-61, t. I, pe 1ª, Introduzione, p. DXXII; Nouvelle biographie générale (1861); Wuestenfeld, Op. cit., l. cit.; Hauréau, Histoire de la philosophie scolastique, Parigi, 1872-80, pe 2ª, vol. I, p. 124; Encyclopaedia britannica, s. Scot.

[439]. Biblioteca Napoletana, Napoli, 1678, p. 216. Pier Luigi Castellomata avrebbe espresso quella opinione in un suo libro intitolato Amor della patria, libro che a me non venne fatto di ritrovare nemmeno nelle biblioteche di Napoli. Il Nicodemo, nelle Addizioni alla Biblioteca del Toppi, Napoli, 1683, p. 174, rimise le cose a posto, dicendo che lo Scotto, da alcuni era stimato scozzese, da altri inglese.

[440]. Il Boccaccio, Decam., nov. cit., fa dire a Bruno che Michele fu un tempo in Firenze, e vi lasciò due suoi discepoli; Jacopo della Lana, Francesco da Buti, l'Anonimo Fiorentino dicono ch'egli fu in Bologna.

[441]. Parecchi fanno vivere Michele sino verso il 1290 e anche più tardi; ma vedi in contrario Budinszky, Die Universität Paris und die Fremden an derselben im Mittelalter, Berlino, 1876, p. 96. Il Pits dice a dirittura: «Claruit anno post incarnatum Dei Verbum 1290, dum Anglicani Regni solio sedebat Edwardus Primus»; e altri soggiungono che Michele fu in molta grazia presso quel re, e s'ebbe da lui, nel 1286, una missione importante. Ma poichè l'anno della nascita di poco può essere spostato, recando una delle traduzioni di Michele la data del 1217, si vede quanto quelle notizie, che farebbero vivere il filosofo un secolo, o più, sieno poco probabili. L'errore nacque, senza dubbio, da eguaglianza di nomi. Ruggero Bacone, Opus majus, parte 2ª, cap. 8, si scostò meno dal vero dicendo Michele apparso annis Domini 1230 transactis.

[442]. Vedi intorno al sapere di Michele Scotto, e al luogo che gli spetta nella storia della filosofia, Stöckl, Geschichte der Philosophie des Mittelalters, Magonza, 1864-6, t. II, parte 1ª, p. 346; Reuter, Geschichte der religiösen Aufklärung im Mittelalter, Berlino, 1875-7, vol. II, pp. 271-2; ma soprattutto Hauréau, Op. cit., l. cit.

[443]. Physonomia. La qual compilò Maestro Michael Scotto a preghi de Federico Romano Imperatore, huomo de gran scientia. Et è cosa molto notabile e da tener secreta, ecc. Vinegia, Bindoni e Pasini, 1537. Di questo libro ebbe a ricordarsi l'Aretino, quando, per burlarsi della scienza ond'esso s'intitola, fece dire a messer Biondello medico, nella scena 4ª dell'atto III dell'Ipocrito: «È studio molto dilettevole e pulcro quel de la fisonomia, e però ho fatto uno opuscolo de cognitione hominum per aspectum secondo Aristotile, Scoto, Cocle, Indagine e la eccellenza di me filosofo moderno, perocchè frons magna et cuperata est inditium potatoris, nasus aquilinus testis est majestatis imperatoriae, et facies rugosa testimonium senectutis».

[444]. Fare un elenco esatto, sia delle traduzioni, sia delle opere originali di Michele Scotto non è possibile. Vedi, oltre agli autori già citati, che parlano del filosofo, Jourdain, Recherches sur l'âge et l'origine des traductions latines d'Aristote, nuova edizione, Parigi, 1843; Hartwig, Uebersetzungsliteratur Unteritaliens, 1886, p. 21. Per le stampe vedi le opere bibliografiche dell'Hain, del Brunet et del Grässe. Qui ricorderò ancora che sotto il nome di Michele va un Libro della Sfera, in ottava rima, s. l. nè a., che io non potei vedere, ma che probabilmente fu desunto dalla versione del trattato di Alpetrongi.

[445]. Vedi l'Appendice, num. 2.

[446]. Huillard-Bréholles, Op. cit., t. cit., p. dxxiv.

[447]. Chronica, Parma, 1857, pp. 169-70. V. l'Appendice, num. 3.