[230]. Inf., XII, 97-102.

[231]. Inf., XVII, 79 sgg.

[232]. Inf., XXXI, 130 sgg.

[233]. S'intende che opinioni più o meno disformi da queste non mancarono. Vedi S. Tommaso, Quaestiones disputatae de potentia Dei, quaest. XVI, art. 6, 7, 8; Summa theol., P. I, qu. LXXXVI, art. 4; S. Bonaventura, Sententiae, l. II, dist. VII, P. 2ª, art. I, qu. 3. Secondo Onorio Augustodunense i demonii conoscono le male cogitazioni degli uomini, non le buone (Scala coeli, c. 12): in molte storie d'indemoniati si legge che gli spiriti maligni rivelarono occultissimi pensamenti degli esorcisti, o di altre persone.

[234]. Conv., III, 13.

[235]. Inf., XXVII, 121-3. In un racconto di Cesario di Heisterbach il principe dei demonii dice ad un suo consigliere: Olivere, semper curialis fuisti (Dialogus miraculorum, ediz. cit., dist. V, c. 3: questo demonio curiale è ricordato anche nel c. 35 della stessa distinzione). Buon loico si mostra anche il demonio nel contrasto suo con la Vergine, narrato da Bonvesin da Riva. Se ignaro della buona filosofia, il demonio doveva essere edotto della sofistica, anzi maestro d'essa; ricordisi la storia di quello scolare di Parigi, che morto e andato a perdizione, apparve al maestro con una cappa tutta piena di sofismi indosso, storia narrata dal Passavanti, Specchio della vera penitenza, dist. III, c. 2. E non dimentichiamo che il demonio disputava assai acremente di teologia con Lutero.

[236]. Inf., III, 88-93, 127-9.

[237]. Inf., VIII, 18. In ben più grossi errori potevano cadere i demonii. Gregorio Magno racconta (Dialog., l. IV, c. 36) di certo uomo nobile, per nome Stefano, il quale, in Costantinopoli, subitamente infermò e morì. Condotto dinanzi al giudice infernale, udì questo gridare: «Io ordinai di portar giù Stefano ferrajo e non costui». Ed ecco, tornato al mondo Stefano nobile, muore incontanente Stefano ferrajo. Notisi la presenza di quel giudice infernale, come in Dante.

[238]. De vulg. el., I, 2.

[239]. Veramente Dante sembra aver conceduto più scienza alle anime dannate che ai demonii. Esse hanno cognizione del futuro: Ciacco (Inf., V, 64-75), Farinata degli Uberti (X, 79-81), Reginaldo degli Scrovegni (o chi altri si sia, XVII, 67-9), Vanni Fucci (XXIV, 142-51), predicono varii casi al poeta. Dovrebbero, invece, secondo dice lo stesso Farinata (X, 108-4), ignorare le cose prossime o presenti; ma Ciacco sa la pena di altri dannati (VI, 85-7).