[240]. Purgat., V, 109-29. San Tommaso ammette che il diavolo possa, non naturali cursu, ma artificialiter, produrre pioggia e vento (Comment. in Job., c. 1 e altrove). I fenomeni atmosferici erano più particolarmente soggetti alla potestà del demonio: Tommaso Cantipratense attribuiva al demonio le illusioni della fata morgana (Op. cit., l. II, c. 57, n. 29).
[241]. Inf., XXIV, 112-4.
[242]. Inf., XXXIII, 124-32.
[243]. Inf., XXXIII, 134-57.
[244]. Commento, al c. cit., v. 130.
[245]. Op. cit., ed. cit., dist. XII, c. 4.
[246]. Op. cit., ed. cit., l. II, c. 57, num. 5.
[247]. Op. cit., ed. cit., c. CXVIII, p. 504.
[248]. Acta SS., Genn., t. II, p. 792.
[249]. Acta SS., Febbr., t. III, p. 132. La credenza durò a lungo anche dopo Dante: vedi, a questo proposito, una predica di Giovanni Geiler di Kaisersberg (1445-1510) sommariamente riferita da A. Stoeber, Zur Geschichte des Volksaberglaubens im Anfange des XVI Jahrhunderts, 2ª ediz., Basilea, 1875, p. 68. Nel secolo XVIII tale credenza non era ancora in tutto dileguata.