[300]. L'anima è già in preda a tutti i tormenti dell'arsura e del gelo che si avvicendano:
Staganto en quel tormento, sovra ge ven un cogo,
Ço è Baçabù, de li peçor del logo,
Ke lo meto a rostir, com'un bel porco, al fogo,
En un gran spe de fer, per farlo tosto cosro.
E po prendo aqua e sal e caluçen e vin
E fel e fort aseo, tosego e venin,
E si ne faso un solso ke tant è bon e fin,
Ca ognunca Cristian sì guarda el Re divin.
De Bab. civ. inf., ediz. cit., vv. 117-24. Veggansi le pene descritte nella Visione di Tundalo, le più spaventose forse e le più strane che mai siensi immaginate da mente in delirio. Se è vero ciò che San Gregorio Magno afferma, essere i tormenti dei dannati gradito spettacolo agli eletti, Dante mostrò di avere del gusto dei santi miglior concetto che non i contemporanei suoi.