Qui la Sibilla non comparisce, e l'intera rappresentazione, e i versi che la illustrano, pajono accennare piuttosto alla versione orientale della leggenda, che non alla occidentale: ma anche questa fu poi più tardi, nel secolo XIV, figurata da un discepolo di Giotto, Pietro Cavallini, in un dipinto a fresco, che, sotto il pontificato di Paolo IV, sparve insieme con la tribuna su cui era stato condotto. Inoltre l'edificante soggetto si trova rappresentato in parecchie miniature di codici, in molti dipinti dei secoli XV e XVI, nei Livres d'Heures, su vetri dipinti, su arazzi[649].

Le due versioni, orientale ed occidentale della leggenda, accennano evidentemente ad origine comune. Così nell'una, come nell'altra, si ha Augusto che interroga; così in quella, come in questa, si ha una veggente, Pizia, o Sibilla, che risponde, e la risposta è fatta in tre versi; l'ara figura in ambedue. Che l'una sia derivata dall'altra sarei meno disposto a credere; ma ad ogni modo la leggenda dovette nascere in Roma, dove l'Ara Coeli le serviva in qualche modo di caposaldo. Giacomo da Voragine riporta ambedue le versioni, citando, per la prima, Timoteo, per la seconda, Innocenzo III papa[650].

Ma la leggenda non si appaga della visione; essa attribuisce ancora ad Augusto la edificazione di quel tempio della Pace che rovinò la notte del nascimento di Cristo. Giacomo da Voragine dice, sulla testimonianza d'Innocenzo III, che durando in Roma già dodici anni la pace, i Romani costrussero un tempio bellissimo, e vi posero dentro la statua di Romolo. Consultato l'oracolo di Apollo circa la sua durata, fu da questo risposto che durerebbe insino a che una vergine partorisse. I Romani intesero che il tempio dovesse durare in eterno, e se ne rallegrarono; ma la notte in cui nacque Cristo esso rovinò improvvisamente[651]. Qui di Augusto non si fa ancora parola, ma la costruzione del tempio si pone sotto il suo regno: la statua di Romolo, che non si vede che cosa ci stia a fare, è quivi migrata da un'altra leggenda, o per dir meglio da un'altra versione della stessa leggenda. Armannino Giudice invece dice espressamente nella Fiorita che chi costruì il tempio fu Augusto[652]. Nella già ricordata Rappresentatione et festa di Ottaviano imperatore l'azione procede nel seguente modo. Costruito il tempio, l'imperatore domanda quanto abbia a durare.

Parla l'imperadore a' maestri.

Quanto potrà questo tempio durare

che sì mirabilmente è edificato?

in che modo potrà mai rovinare

che sì perfettamente fu fondato?

Vn maestro di murare.

Di questo non bisogna ragionare