Ma il cristianesimo si voleva annunziato di più lunga mano in mezzo alla paganità, e se ne ricordavano antichissimi vaticinii e presentimenti. Che la Sibilla Eritrea, sino dai tempi della fondazione di Roma, avesse profetata la venuta del Messia si credeva comunemente, e dell'altre Sibille si credeva il medesimo[667]. Nel trattato De Disciplina scholastica, falsamente attribuito a Boezio, si narra che nella tomba di Platone fu trovata una lamina d'oro con suvvi incise le parole: Credo nel figliuolo di Dio, il quale deve nascere di una vergine, patire per il genere umano, e risuscitare il terzo giorno dalla sua morte. Parecchi cronisti, e Vincenzo Bellovacense fra gli altri[668], fanno ricordo di una tomba trovata presso Costantinopoli e contenente in una scritta l'annunzio del Redentore. Martino Polono racconta che nella città di Toledo, ai tempi di Federico II, fu trovato da un Ebreo, dentro una pietra che non mostrava segno di commessura, un libro in tre lingue, ebraica, latina e greca, nel quale si narrava in parte, in parte si prediceva tutta la storia del mondo, da Adamo all'Anticristo, facendo nascere Cristo in sul principio del terzo mondo, divisa in tre mondi, o in tre età, tutta la storia del genere umano. Nella prefazione al trattato De octo partibus orationis di Virgilio Marone grammatico[669], si ricorda, sulla testimonianza di non so quali storie greche, un poeta Tarquinio, il quale annunziò fra i Persiani la venuta di Cristo[670].
Circa la morte di Augusto nulla si racconta di particolare, salvo che Massudi la lega in istrano modo con la morte di Cleopatra. Secondo questo storico, Augusto perì morso da quello stesso serpe che aveva già tolta la vita alla disprezzata regina, e improvvisò, prima di morire, alcuni versi, che diventarono poi famosi. Ben più si parla del sepolcro, che era uno dei maggiori monumenti di Roma. I Mirabilia così lo descrivono: «Ad portam Flammineam fecit Octavianus quoddam castellum quod vocatur Augustum, ubi sepelirentur imperatores, quod tabulatum fuit diversis lapidibus. Intus in girum est concavum per occultas vias. In inferiori giro sunt sepulturae imperatorum; in unaquaque sepultura sunt litterae ita dicentes: haec sunt ossa et cinis Nervae imperatoris[671], et victoria quam fecit; ante quas stabat statua dei sui, sicut in aliis omnibus sepulchris. In medio sepulchrorum est absidia ubi sedebat Octavianus; ibique erant sacerdotes facientes suas querimonias. De omnibus regnis totius orbis iussit venire unam cirothecam plenam de terra quam posuit super templum, ut esset in memoriam omnibus gentibus Romam venientibus». Per questa ragione Giovanni d'Outremeuse chiama il Mausoleo di Augusto ly temple de tout terre[672]. Ma in alcune recensioni dei Mirabilia, come in quella pubblicata dal Grässe, Augusto ordina che ciascun suddito porti al suo Mausoleo, non un guanto pieno di terra, ma uno scatolino di mirra. L'Anonimo Magliabecchiano dice che Augusto volle essere seppellito nel Mausoleo con una tavola di bronzo in cui erano descritte le sue gesta, ma che più tardi Tiberio fece porre le sue ceneri nella palla dell'obelisco vaticano, e quivi ordinò fossero poste anche le proprie[673]. Ma secondo il Libro Imperiale Augusto fu sepolto nel tempio di Minerva.
In molte scritture del medio evo si ricorda come la festa solita a celebrarsi in Roma alle calende di Agosto in commemorazione della vittoria d'Azio riportata da Augusto, fosse per gli ufficii dell'imperatrice Eudossia e del papa Pelagio convertita nella festa di San Pietro in Vincoli[674].
CAPITOLO X. Nerone.
Passiamo a Nerone, saltando Tiberio, del quale sarà migliore occasione a discorrere nel capitolo seguente.
Dopo Giuda, per giudizio concorde di tutta la cristianità, l'uomo più empio e scelerato che sia mai vissuto al mondo è Nerone, e la sua trista celebrità vince la buona di Augusto e di Cesare. La memoria di lui nel medio evo doveva tornare tanto più odiosa, quanto più gli spiriti erano allora portati a foggiarsi un tipo di principe perfetto[675]. Ma la prima e più potente cagione della sua infamia era, senz'alcun dubbio, la persecuzione iniqua ond'egli, primo, afflisse la Chiesa nascente. La Kaiserchronik chiama Nerone il più malvagio uomo che nascesse di madre,
der allir wirsiste man
der von muoter in dise werlt ie quam.[676]
Gotofredo da Viterbo dice di lui[677]:
Scandit Nero tronum blasfemus ubique patronus,