Nulla sorte bonus neque dignus honore colonus,
Saccus opum, scelerum signifer, orbis honus.
Ed Enenkel:
. . . er war ein uebel man
Sin gleich wart nie gesehen an.
Tutto si ricorda di lui: i parricidii, le crudeltà raffinate, il lusso insensato, la mostruosa libidine; non v'è quasi cronista che non parli con esecrazione dell'incendio di Roma, e in Roma si mostra ancora una torre, non molto antica, dalla sommità della quale si pretende che l'incendiario sia stato spettatore plaudente dell'opera propria. Egli diventa termine di confronto e paragone di ogni più sformata malvagità. A proposito di un insigne scelerato si dirà:
Pilate, Herode ne Noiron
n'orent plus male entention.[678]
Quando si vorrà con un sol tratto dipingere la iniquità del clero di Roma, si evocherà a riscontro la memoria di Nerone:
Foris Petrus, intus Nero.[679]