Col nome di Nerone si foggerà persino un aggettivo: neronius, sinonimo di scelerato. Neronior est ipso Nerone, dice di Enrico II d'Inghilterra l'anonimo autore di un carme De adventu Antichristi[680].

Quasi che i delitti da lui veramente commessi non fossero abbastanza numerosi, altri gliene sono imputati che non commise, e non poteva commettere. In una cronaca francese manoscritta si legge[681]: «Il tua son pere et sa mere et sa soeur et ses deulx freres». Uno di questi fratelli sarebbe quel Grano che, secondo la leggenda, fondò Acquisgrana, e che talvolta è anche detto cognato, o figlio di Nerone. Giovanni d'Outremeuse racconta che questi lo fece ammazzare da un suo servitore per nome Gapoza, e poscia fece morire anche costui perchè non isvelasse il misfatto[682]. Balduino Ninoviense afferma che Nerone «sororem suam stupro polluit, patrem suum similiter stupravit»[683]. Che veramente avesse fatto sparare la madre per vedere il luogo dov'era stato prima di nascere, si crede e si ripete da tutti durante tutto il medio evo[684]. Giovanni d'Outremeuse, a cui piace sempre di rincarare la dose, dice che per la stessa mostruosa curiosità fece sparare anche la sua seconda moglie, e narrato l'eccidio materno, soggiunge che il parricida, sdegnato della viltà del luogo ond'era uscito, sclamò: «Je suy venus de unc ort vasseal. Et puis avalat ses braies, si ordat en ventre de sa mere»[685].

Non è cronista che non ispenda qualche parola a ricordare il lusso stravagante e la insensata prodigalità del tiranno, gli splendori favolosi della Casa Aurea, le reti d'oro e di seta, le feste in cui si dissipavano le ricchezze di una intera provincia, le teatrali ed istrioniche pazzie. Queste notizie derivano la più parte, ma quasi sempre indirettamente, da Svetonio.

Il noto amore di Nerone per le pietre preziose trova, benchè fortuitamente, una curiosa attestazione nel Lapidario che va sotto il nome di Marbodo, e poscia in altri parecchi. Marbodo dice nel Prologo:

Evax rex Arabum legitur scripsisse Neroni

Qui post Augustum regnavit in urbe secundus,

Quot species lapidum, quae nomina, quive colores,

Quae sit his regio, vel quanta potentia cuique.[686]

Se non che qui Nerone usurpa un luogo che non è il suo: quelle parole: Qui post Augustum regnavit in urbe secundus, lasciano intendere che il libro di Evace in origine deve supporsi dedicato a Tiberio, e a costui veramente si trova ancora dedicato in parecchie versioni. Ma lo scambio si spiega facilmente quando si ricordi che i tre nomi del secondo imperatore furono: Tiberio, Claudio, Nerone. La più parte delle versioni francesi in prosa, e la versione metrica[687], recano il nome di Nerone[688]. Nelle scritture del medio evo lo smeraldo si trova qualche volta denominato lapis neronianus, e ciò probabilmente perchè si ricordava che Nerone aveva fatto uso di uno smeraldo per veder meglio le pugne dei gladiatori nel circo. Parlando degli smeraldi Marbodo dice:

His usum speculis testatur fama Neronem,