Portato ad pompa et risonante choro,

Tra sacrifici orato come idio,

Era in questa miseria con costoro.

Svetonio ed altri fanno ricordo del sepolcro di Nerone[720]. In certe Vite degl'imperatori manoscritte[721], si legge «Lo corpo di Nerone fu sepelito nel sepulcro di suoy mazori Domicii el quale se vede in Campo Marzo». Per contrario in un Liber compositus fratris Johannis Russi de istoriis veteribus et modernis imperatorum et pontificum romanorum[722] si dice: «Nero imperavit annis sedecim cuius corpus iacet propter Lateranum super arcum Basilii». Che cosa potesse essere l'arcus Basilii non immagino. Ma la tradizione più vulgata, e più conforme al vero, poneva la tomba di Nerone a ridosso del Pincio, presso Porta Flaminia, sul luogo appunto dove sorge ora la chiesa di Santa Maria del Popolo e intorno ad essa una leggenda si formava, che io riferirò con le proprie parole di un anonimo commentatore dello Speculum Regum di Gotofredo da Viterbo[723]. «Et dum Nero Romam incendisset, populus contra eum insurrexit, et palatium suum obsidere vellet, ipse solus effugit, et dum extra Romam urbem concurrisset, in proprium gladium irruens se ipsum interfecit, non credens hominem vivere, qui esset dignus tam nobilem interficere preter se ipsum. Mortuo eo, lupi corpus eius dilaceraverunt et Rome extra portam, ubi nunc est ecclesia sancte Marie ad populum, est sepultus. Ubi demones tunc circa corpus suum tam homines quam iumenta pretereuntes iugulabant, quousque ad preces et orationes Pelagii papae beata Virgo sibi in sompnis apparuit et arborem subtus quam Nero sepultus fuit succidere iussit. Papa igitur crastino cum clero processionem illuc fecit, arborem propria manu primus cum securi secari incepit, et ecce demones ululantes fugientes locum reliquerunt, et cessavit periculum ibidem. Populus Romanus vero videns se a demone liberatum, papam rogavit ut ecclesiam ibi in honore Virginis Marie, cuius auxilio essent liberati construeret. Quod et papa fecit una cum populo, et Marie ad populum nominavit, quae antea porta Flaminea dicebatur».

Questo dei diavoli che infestano le tombe di uomini scelerati è un tema che spesso apparisce nelle leggende ascetiche. Ê noto ciò che si racconta di Pilato, che, buttato nel Tevere, richiama tanti diavoli, e suscita così orrende tempeste, che gli abitatori del paese circostante sono costretti ad estrarnelo; buttato nel Rodano, si ripete il giuoco, finchè, tolto anche di là, è precipitato in un lago tra' monti, o in un pozzo, o in un burrone, vicino a Ginevra, o a Losanna. Fra Filippo da Siena racconta negli Assempri[724] la storia d'un mal uomo che morì disperato, el quale essendo sepolto in chiesa venivano i diavoli e menavano grandissima tempesta. Di corpi morti infesti, anche senza che c'entrassero i diavoli, a intere città e borgate, si trovano nelle storie frequenti ricordi. Guglielmo Neubrigense narra d'un malvagio uomo morto impenitente, il quale, uscendo di sepoltura, mise la peste in una borgata, menando grandissima strage, finchè due giovani n'ebbero abbruciato il cadavere[725]; Gualtiero Mapes racconta la storia di un morto che spopolò un villaggio[726]. Finalmente è da ricordare che vicino a Porta del Popolo si mostrava una torre dove, secondo la popolare credenza, appariva l'anima di Nerone, e si chiamava la Torre di Nerone, da non confondere con l'altra Torre di Nerone, o delle Milizie, che ancora si vede accosto alla chiesa di Santa Caterina da Siena, non lunge dal Foro Trajano, e dalla quale si dice aver Nerone assistito allo spettacolo dell'incendio di Roma. In una delle tavole topografiche pubblicate dal De Rossi la figura della torre è accompagnata dalla leggenda: Torre dove stette gran tempo il spirito di Nerone[727].

Le uccisioni a cui la leggenda accenna si potrebbero facilmente spiegare senza miracolo ammettendo che una banda di malandrini, giovandosi dell'antica superstizione, avesse scelto a teatro delle sue gesta il luogo reso infame dalla tomba di Nerone.

Qual meraviglia, se lo scelerato che fu tanto amico del diavolo in vita[728], e che i diavoli si portarono via dopo morte, finisce per diventare un diavolo egli stesso nella fantasia popolare? In parecchie chansons de geste Noiron comparisce fra le altre diaboliche divinità adorate dai Saracini e dai pagani in genere, Apollo, Giove, Baratron, Tervagante. Ma la immaginazione più bizzarra a tale proposito si legge in un racconto francese in versi, senza titolo, contenuto in un manoscritto della Nazionale di Torino[729] e pubblicato dal Comparetti[730]. Nerone, il quale altro non è che un diavolo incarnato, edificò già, insieme con altri due demonii, la città di Babilonia, e fece costruire la Torre di Babele; poi, prevedendo la venuta di Cristo, fondò Roma e un castello, il quale rovina nell'ora che Cristo nasce. Ciò è in parte raccontato dallo stesso Nerone in una disputa che ha con Virgilio, dal quale è da ultimo decapitato e rimandato all'inferno[731].

È noto che per lungo tempo fu creduto dal popolo in Roma che Nerone non fosse morto, ma fosse solamente sparito, e dovesse tornare, o prima, o poi, a vendicarsi de' suoi nemici. Quest'era quel popolo, che, perduto l'uso e l'amore della libertà, e cattivato dalle largizioni e dalle feste, era andato giulivo ed acclamante incontro al parricida il giorno in cui, dopo aver compiuto il più atroce de' misfatti, questi rientrava in Roma. Di tale credenza ebbero a giovarsi parecchi che si spacciarono per Nerone[732], come parecchi poi vi furono nel medio evo che si spacciarono per Federico II, anch'egli creduto non morto e prossimo a ritornare: ai tempi di Trajano essa era ancor viva, come appare da una esplicita testimonianza di Dione Crisostomo[733], che appunto sotto Trajano fioriva. I cristiani, che delle stragi dell'anno 64 serbarono lungo e doloroso ricordo, cominciarono a credere che Nerone, il primo persecutore della Chiesa, sarebbe anche l'ultimo, e tornerebbe prima della fine del mondo. La Bestia, τὸ θηρίον, dell'Apocalissi è certamente Nerone, e Neren è ancora il nome dell'Anticristo in Armenia. Nerone avrebbe preceduto l'Anticristo. Di questa credenza fa ricordo, nel bel mezzo del terzo secolo, Commodiano nel suo Carmen apologeticum.

La fine dei tempi sarà annunziata dalla settima persecuzione. I Goti allora conquisteranno Roma, e libereranno i cristiani dall'oppressione pagana. Ma la pace di Roma sarà di breve durata, giacchè improvvisamente riapparirà Nerone e si farà padrone di Roma, e si associerà altri due Cesari. Sorgerà allora contro di lui il vero Anticristo a capo dei Persi, dei Medi, dei Caldei e dei Babilonesi, il quale lo sconfiggerà e ucciderà insieme co' suoi compagni. Nel IV secolo Lattanzio ricorda, biasimandola e schernendola, questa opinione[734], e molti la ricordano dopo di lui, fra gli altri San Girolamo[735], Sant'Agostino[736], Sulpizio Severo[737]. Essa passa nel medio evo. San Beato di Liebana, che commenta l'Apocalissi nel 786, sa che la Bestia è Nerone; a mezzo del XII secolo Ottone di Frisinga riporta ancora la strana leggenda[738]. Così Nerone, che era stato il terrore dei tempi suoi, diventa il terrore di tutti i tempi; al nome di colui che aveva tentato di distruggere con le fiamme Roma, si lega la finale conflagrazione e la distruzione del mondo. Anche in questo caso la leggenda non era un giuoco ozioso di fantasie indisciplinate.

Quanto durasse tenace nel popolo la memoria di Nerone è dimostrato, oltrechè dalle leggende esposte, da varii nomi di luoghi e di monumenti, che a ragione o a torto si pongono in relazione con esso. I Prati di Castello, fuori di Porta Angelica a Roma, si chiamarono nel medio evo Prata Neronis, e tal nome avevano già sino dai tempi di Procopio. Nei Mirabilia si trovano ricordati l'obeliscum Neronis, l'aerarium Neronis, il secretarium Neronis, il Pons Neronis, il Terebinthum (o Tiburtinum) Neronis, il templum Neronis, il Palatium Neronis. Nel Filocopo del Boccaccio Florio, giunto in Roma, va a smontare in certa osteria «vicino agli antichi palagi di Nerone»[739]. Ho già ricordato le due torri di Nerone. Un monumento sulla Via Cassia, quattro miglia fuori della città, il quale reca il nome di Publio Vibio Mariano, fu dal popolo attribuito a Nerone[740]. Si ricorda anche una cisterna Neronis «in qua latuit Nero fugiens Romanos insequentes»[741]. In Germania v'era nel medio evo un Neronistein. Nomi di luoghi, come Haye-Noiron, Prés-Noiron, Mont-Noiron, si trovano abbastanza spesso nei poemi e romanzi francesi.