Ho accennato alla celebrità della leggenda: prima di procedere oltre gioverà mostrarne un qualche esempio. Dante la ricorda in più luoghi:
Nel tempo che 'l buon Tito con l'ajuto
Del sommo Rege vendicò le fora
Ond'uscì il sangue per Giuda venduto.[749]
. . . . . . . . . . Ecco
La gente che perdè Jerusalemme
Quando Maria nel figlio diè di becco.[750]
Poscia con Tito a far vendetta corse
Della vendetta del peccato antico.[751]
Pietro Alfonso, l'autore famoso della Disciplina clericalis, Ebreo di nascita, ma fattosi battezzare l'anno 1106, rinfaccia a' suoi antichi compagni di religione, nel Libellus contra perfidiam Judaeorum, la punizione caduta sopr'essi. Brunetto Latino ricorda come gli Ebrei furono da Tito venduti trenta a denaro[752], e Busone da Gubbio come la fame spinse le madri a commettere alla sorte la vita dei proprii figliuoli, per sapere di quale si dovessero cibare[753]. Nel secondo libro dell'Africa il Petrarca fa predire dal padre di Scipione la distruzione di Gerusalemme, e nel trattato De otio religiosorum si conforma in tutto alla popolare credenza, dicendo che Gerusalemme fu distrutta, e il suo popolo disperso, in punizione della morte di Cristo. Se egli avesse condotto sino a Tito, come si era proposto, il libro De viris illustribus, che fu poi continuato da Lombardo da Serico, non avrebbe certamente mancato di dare della leggenda più ampia notizia. Fazio degli Uberti la ricorda nel Dittamondo, quando fa dire a Roma: