Vespasian dieci anni tenne il mio,
Lo qual con Tito suo fe la vendetta
Contro i Giudei del figliuol di Dio.[754]
Alessandro Neckam dice di Tito:
Hunc decuit mortis ultorem numinis esse,
Dum deleta fuit gens mala, digna mori.[755]
Nelle recensioni più antiche dei Mirabilia non è fatto cenno della leggenda; ma in altre, più moderne, si dice che i corpi di Tito, di Vespasiano e di Volusiano riposano nel monastero di San Saba, lo che prova che essi erano universalmente tenuti cristiani[756]. Giovanni Sarisberiense, parlando nel Polycraticus[757] dell'assedio e della espugnazione di Gerusalemme, non fa parola della leggenda; ma poi, in altro luogo di quella stessa opera[758], ricorda come, stando alla testimonianza di alcuni scrittori, Vespasiano avrebbe operato miracoli in segno della missione a lui affidata. Sono ben pochi i cronisti che, come Ottone di Frisinga, non ne facciano menzione. Inoltrato già il secolo XV, Teodorico Engelhusio nella sua Cronaca la rammenta ancora con piena fede[759]:
Tiberii lepram divina Veronica sanat,
Rosa nimis facies sanatur Vespasiani.
Esempio, se non unico certo assai raro, può essere citato Francesco da Buti, che commentando i versi testè riferiti del c. XXI del Purgatorio, dice senz'altro che causa della distruzione di Gerusalemme fu l'avere i Giudei, i quali presumevano dover essere signori del mondo, ucciso il governatore romano e cacciato il legato di Siria. Fra Niccolò da Poggibonsi ricorda anch'egli nel Libro d'Oltremare, che contiene la relazione di un viaggio fatto in Terra Santa nel 1345, la distruzione di Gerusalemme per opera di Vespasiano e Tito, ma non accenna in nessun modo alla tradizione[760]. La presenza della sacra immagine in Roma, alla quale traevano numerosissimi i pellegrini, acquistava credito alla leggenda, e la leggenda era da quei pellegrini medesimi sparsa su tutta la faccia d'Europa, e ripetuta in tutte le lingue[761].