Il Tischendorf sostiene la Cura sanitatis essere più recente della Vindicta Salvatoris[810]; ma non si vede su quali prove egli fondi la sua affermazione. Dopo le cose sin qui discorse io credo di poter seguire risolutamente la contraria opinione.
Ma qui altri influssi, altre derivazioni cominciano a farcisi palesi. L'incerto autore del libro De bello judaico, che va sotto il nome di Egesippo, libro fatto interamente sulle Antichità e sulle Istorie di Giuseppe Flavio, e scritto nel quarto secolo, rappresenta la distruzione di Gerusalemme come una vendetta della morte di Cristo[811]. Nella Vindicta Salvatoris, ove se ne tolga appunto il concetto generale di quella vendetta, del libro di Egesippo non è passato gran che. La Vindicta sorpassa assai lievemente sull'assedio e sulla espugnazione di Gerusalemme; ma nei racconti posteriori che da essa, come da fonte principale derivano, questa parte si va sempre più allargando, e alcuna volta diventa a dirittura preponderante. Ciò incontra in più particolar modo nei racconti francesi in versi, i quali, o perchè opera di quegli stessi troveri che componevano le chansons de geste, o perchè da queste medesime chansons de geste prendevano l'intonazione, mostrano un'assai spiccata tendenza a far primeggiare gli elementi epici ed eroici della leggenda. Allora comincia a manifestarsi l'influsso diretto di Giuseppe Flavio.
Giuseppe Flavio partecipò, com'è noto, alla guerra di cui narra la istoria; ma nel suo racconto non si trova nulla che possa dare immediato appiglio alla leggenda. Vespasiano va a combattere gli Ebrei ribelli perchè ordinatogli da Nerone. Sin dai tempi di San Gerolamo si credeva, sulla testimonianza di un passo famoso delle Antichità Giudaiche[812], il quale è fuor di ogni dubbio una interpolazione, che Giuseppe Flavio avesse riconosciuta la divinità di Cristo, mentre è noto che lo storico adulatore applicò a Vespasiano le profezie che si riferivano al Messia[813]. Ma quella credenza serviva a porre in nuova luce i fatti narrati nella Istoria, e poteva porgere anche alcuna volta di questi fatti medesimi una interpretazione consentanea al presupposto della vendetta già altrimenti fermato.
Fatta tradurre, secondo si dice, da Tito, e ritradotta, poichè fu perduta quella prima versione, da Rufino d'Aquilea, o da chi altri si fosse, la Storia della guerra giudaica ebbe sin dal principio una grandissima celebrità, la quale andò mano mano crescendo col favore che, naturalmente, le dava la Chiesa. Di tale celebrità abbiamo parecchie testimonianze, fra l'altre una di Cassiodoro[814]. Il libro fu tra i più noti e divulgati durante tutto il medio evo; già sino dal secolo XIV se ne faceva una versione italiana[815]. In uno dei parecchi poemi francesi che si hanno sulla Vendetta di Cristo, di Giuseppe si dice:
Il fu moult sages clers, ceste estoire escrite a;
e altrove:
Il ert moult sages clers, cortois et bien saçans,
Il sout moult bien parler et latin et romans;
e in fine:
Icis fist ceste estoire et le mist en memoire,