Che tanto crebbe in te l'ardente amore

Che te formanti simil creattura

La qual mangio po il pan del suo sudore

E dannosse l'umana nattura

Onde per lui mandasti il tuo figliolo

A redemerci con gravoso duolo;

ancor esso più volte stampato e d'incerto autore (V. Gamba, Serie dei testi di lingua, p. 347; Brunet, Manuel du libraire, Vª ed., t. IV, col. 963-4; Graesse, Trésor, t. V, p. 506). Ma anch'esso, come gli altri, si lega alla Vindicta. Vespasiano re di Siviglia (Sibilia), aveva fatto un voto

Di non mangiar o bere insino a tanto

che qualche cosa nova non sentisse.

Un giorno si vede arrivare nel porto di Siviglia una nave. L'imperatore co' suoi baroni va a bordo, e trova una donna piangente e un uomo ignudo e sanguinoso; quella è Maria, questi è Cristo, quale apparve in croce. Interrogata da Vespasiano Maria non risponde;