Che fo preso el nostro Salvatore.
Un poemetto di 96 ottave stampato nel quattrocento registra anche il Molini, Operette bibliografiche, p. 193. Del resto la distruzione di Gerusalemme inspirò molti poeti in Italia, e sino a tempi molto prossimi ai nostri. Ricorderò il poema latino De eversione Urbis Hierusalem di Pietro Appollonio Collazio o Collatino, stampato in Milano nel 1491, e in Parigi nel 1540; la Gerusalemme distrutta dell'Arici, la Gerusalemme desolata del Lalli, il Tito, o la Gerusalemme distrutta di Daniele Florio. In tutti questi componimenti della leggenda non si ha più traccia, e non si ha nemmeno in un poemetto latino di Alessandro Donato, che pure s'intitola Mortem Christi Domini sequuta Hierosolimae ruina. Finalmente ricorderò ancora un curioso libretto che, pel soggetto trattato in esso, non è estraneo al nostro tema. Il titolo suona in una ristampa così: Nuovo Libretto | Portato da un Giovane, che viene da | Gerusalemme, | Che vi dà Ragguaglio di quello, che diede la Guanciata | al Nostro Signor | Gesù Cristo | Ove si trova, e che penitenzia faccia, Cosa molto curiosa, e divota, | Data in luce dal M. Rev. Sig. D. Gio: Francesco Alcarotti | Canonico nella Catteerale (sic) Città Novara. — Parma, Milano, & In Bologna, per Carlo Alessio, e Clemente | M. Fratelli Saffi 1723 Con lic. de' Sup. e Privilegio. È un opuscoletto di quattro carte in tutto: al verso dell'ultima carta una rozza incisione rappresenta il soldato che diede lo schiaffo. La storia si suppone narrata dal Conte Penalio Bianzo, Gentiluomo Vicentino, a un banchetto in Venezia, dov'erano presenti molti nobili signori e prelati. L'uomo che diede lo schiaffo a Cristo è condannato a passeggiare su e giù con tutte l'arme indosso, senza posar mai, nè mangiare, nè bere, in una sala sotterranea dimenando sempre la mano scelerata. Questo racconto altro non è che un pallido riflesso della leggenda dell'Ebreo Errante, quale si trova narrata da Matteo Paris. Nello stesso libretto si aggiunge narrare Francesco Alcarotti nel suo Libro del viaggio di Terra Santa, stampato in Novara nel 1590, che nella casa di Pilato si ode sempre grande rumore di flagelli, onde sono puniti, e saranno sino al dì del Giudizio, gl'iniqui flagellatori di Cristo in essa rinchiusi.
Redazioni provenzale, catalana, spagnuola, portoghese. — Una redazione provenzale in prosa contiene un codice della Bibl. Nat. di Parigi (fonds Gaignières 41) scritto nel XIV secolo, e tuttora inedita. (V. Bartsch, Grundriss zur Geschichte der provenzalischen Literatur, Elberfeld, 1872, p. 57). Di una redazione catalana, derivata probabilmente da originale provenzale, fa cenno il Milà y Fantanals, De los trovadores en España, Barcellona, 1861, p. 482, in nota. Un racconto che si lega alla Vindicta trovasi nella già citata cronaca catalana della Bibl. Nat. di Parigi (Esp. 46). Una redazione spagnuola, col titolo Historia del rey Vespasiano, fu stampata in Siviglia nel 1498. In fine vi si dice: Esta istoria hordenaron yacop et josep abarimatia que á todas estas cosas fueron presentes, e jafet que de su mano la escribio. Mostra d'avere stretta attinenza col racconto francese in prosa ricordato di sopra. Una redazione portoghese col titolo Estoria do muy nobre Vespasiano emperador de Roma, fu stampata in Lisbona nel 1496.
Redazioni tedesche. — Anche delle redazioni tedesche, le quali sono abbastanza numerose, parecchie si legano alla Vindicta. Citerò i racconti contenuti nei codd. germ. 299, 640, 4865 della Biblioteca Regia di Monaco, e quello che si trova nel Marienleben in versi di Fra Filippo Certosino. Anche un racconto del Regenbogen deriva dalla Vindicta, ma con alcune variazioni degne di nota (Cod. germ. 4997 della Biblioteca Regia di Monaco, f. 255 r. a 266 v.). La prima notizia dei miracoli di Cristo è recata in Roma da una schiava pagana. Fanno testimonianza per Cristo, Giuseppe di Arimatea, Nicodemo, Luca, Cleofas, Longino, la Veronica. Tiberio guarisce e si fa battezzare, e di una sua infermità guarisce anche Vespasiano, che trovasi alla corte di Tiberio. Della vendetta si parla assai brevemente. Di Tiberio è detto:
Der selbe keiser waz so gar ein frümmer mann
daz sit noch vor gein ny waiser keyser kam.
Il poemetto del Regenbogen fu stampato due volte, prima senza note tipografiche, poi a Norimberga nel 1497. In un seguito che si trova nella prima stampa si narra più diffusamente di Vespasiano, di Tito, e della distruzione di Gerusalemme. Il lungo racconto della Kaiserchronik (v. 693-1134) può dividersi in due parti, delle quali la prima (v. 693-888) corrisponde alla Cura sanitatis, mentre la seconda, che narra la distruzione di Gerusalemme accenna a fonti francesi, o al Voragine. Il racconto dell'Alte Passional è quello stesso della Legenda aurea. I due poemetti di Wernher vom Niederrhein, intitolati: l'uno, Veronica, l'altro Vespasianus (V. W. Grimm, Wernher vom Niederrhein, Gottinga, 1839), si scostano in modo notabile dalla tradizione comune. Nel primo la Veronica prega San Luca di dipingerle sopra una tela l'immagine del Salvatore. San Luca si pone all'opera, e dipinge una immagine, a suo credere, somigliantissima, ma quando vanno per farne il confronto trovano Cristo trasfigurato. Questi permette a Veronica di tenersi la immagine. Qui si può riconoscere l'influsso dei Gesta de vultu Lucano. Il resto del poema contiene un racconto della passione e della risurrezione. Nel Vespasianus non si fa parola di Tiberio. Un Ebreo narra di Cristo a Vespasiano, che è divorato vivo dalle vespe. Questi manda Tito a Gerusalemme a cercare di Cristo; ma Cristo è già morto. Tito riconduce con sè la Veronica. Vespasiano guarito compie la vendetta. La storia della vendetta porge inoltre argomento a tredici canzoni del Meistersänger Sebastiano Wild. A un poema della distruzione di Gerusalemme, contenuto in un Leggendario del XII secolo porge il fondamento della narrazione Gioseffo; ma si scopre facilmente che il poeta non conobbe direttamente lo storico (V. Busch, Ein Legender aus dem Anfange des zwölften Jahrhunderts, Zeitschrift für deutsche Philologie, v. I, p. 17-20). Anche qui probabilmente la fonte diretta è francese. Frammenti della leggenda della Veronica, narrata separatamente dal resto, pubblicarono il Roth nei Denkmäler der deutschen Sprache, Monaco, 1840, e lo Schade Fragmenta carminis theodisci veteris, Königsberg, 1866. Un'assai curiosa versione della leggenda indica il Massmann, Kaiserch., v. III, p. 589-90.
Redazioni neerlandesi. — Un racconto della distruzione di Gerusalemme registra il Mone, Uebersicht der niederlaendische Volks-Literatur aelterer Zeit, Tubinga, 1838, p. 94. Esso deriva da alcuna delle redazioni francesi dove di Tiberio non si fa più parola. Jacob van Maerlant nella Rymbybel, composta fra il 1270 e il 1280, narra la distruzione di Gerusalemme, molto attingendo da Giuseppe Flavio. (Ed. di Bruxelles, 1858-9, parte III, c. XVIII-CXIV).
Redazioni anglosassoni e inglesi. — La leggenda anglosassone di santa Veronica pubblicata dal Goodwin (Publications of the Cambridge Antiquarian Society. Octavo Series. No I. Anglo-Saxon Legends of St. Andrew and St. Veronica. Cambridge, 1851, p. 26-46) deriva, con qualche variazione, dalla Vindicta, e lo stesso dicasi della Nathanis legatio ad Tiberium, pubblicata da L. C. Mueller nei Collectanea anglosaxonica, Kopenaghen, 1834, p. 5-18. Dalla Vindicta similmente deriva un frammento di poema inglese in versi allitterativi, contenuto nel cod. Cottoniano Vespasiano E, XVI. f. 70 r. a 75 v. Il cod. 2021 della Bodlejana contiene: The legend of Nicodemus, Christi descent into Hell, Pilatus exile.
Misteri. — La leggenda della Vendetta diede argomento a misteri in varie lingue. Parecchi se ne hanno francesi, alcuni inediti, altri stampati, fra cui uno impresso da Antonio Vérard in Parigi, nel 1491. Il cod. 625 della Biblioteca di Arras contiene La vengeance Jhesu Christ di Eustachio Marcadé. Per altri che si hanno a stampa v. il Brunet, Vª ed. s. v. Vengeance, anche nel Supplemento. Un mistero gallico della Presa di Gerusalemme ricorda il Du Méril, Origines latines du théâtre moderne, p. 34, n. 3.