Città e popoli si studiano di tenersi stretti a Roma quanto più possono, credono e fanno credere ad antiche alleanze, a guerre combattute insieme, a glorie e a trionfi comuni. Se v'è una tradizione che secondi comechessia tale vaghezza, non si lascerà perire; se nulla sussista che paja far testimonio di quel venturoso passato, si serberà come preziosa reliquia. Roma, com'è fonte di ogni diritto, così ancora di ogni nobiltà. Nei tempi di sua maggiore prosperità e potenza Siena ostenta il titolo di colonia Romana, e dinnanzi alla sua cattedrale una colonna regge la lupa coi gemelli[40]. Il municipio romano rivive forse nel nostro comune[41]. L'ordo e la plebs sussistono ancora durante la dominazione dei Longobardi in molte città della media e della inferiore Italia, e a molte più tardi diventa impresa comune il sacro e solenne Senatus populusque. Si continua a conferire il patriziato. Nella incoronazione degl'imperatori, nell'ordinamento della loro casa civile e militare, nella forma degli atti loro, si cerca di conservare, quanto è più possibile, le antiche costumanze imperiali[42].
L'ammirazione detta i raccostamenti, e i raccostamenti fanno nascere il desiderio delle origini comuni. Città, o nazione, per potersi dar vanto di vera nobiltà, bisogna aver avuto comuni con Roma i principii, bisogna essere usciti d'onde i romani uscirono primamente, avere nelle vene un sangue con essi; oppure derivare, propaggine di nobilissima pianta, dalla stessa Roma, dagli stessi suoi abitatori. Quando si vedono nel medio evo popoli diversissimi per lingua e per costume, alcuna volta anzi divisi da lunga e indimenticabile inimicizia, far risalire sino a' Trojani le proprie origini, non è possibile d'ingannarsi circa il sentimento che a ciò li muove. Venir dai Trojani, vuol dire essere consanguinei dei Romani, e però nobili e illustri quant'essi. Che cosa poteva importare ai Franchi, ai Bretoni e ai Danesi, di Troja e dei pochi scampati alla sua ruina, se Troja non fosse stata la madre di Roma, se da quegli scampati non fosse venuto il popolo romano? Dimostrata la comune origine, i barbari non sono più i barbari. Gotofredo da Viterbo dice nel suo Speculum Regum[43]:
In duo dividimus Troiano semine prolem:
Una per Ytaliam sumpsit diademate Rome,
Altera Theutonica regna beata fovet.
I nemici di un tempo si scopron fratelli:
Romanum fore Troianum natura fatetur,
Germanus patriota suus fraterque videtur,
Troia suis populis mater utrique fuit.
Questa fratellanza fa sembrare più legittimo il trasferimento della potestà imperiale[44].