[75]. Trascrivo questi versi come furono pubblicati dall'editore, ma, senza dubbio, essi andrebbero scritti,
Fas mihi dicere,
Fas mihi scribere,
«Roma, fuisti,»
Ecc.
[76]. Historia Sicula, l. III, c. 38, ap. Murat., Script., t. V, p. 588.
[77]. Du Méril, Poésies populaires latines du moyen âge, p. 89. Il manoscritto da cui il Du Méril trasse questo poema è probabilmente del XII secolo. Altre poesie si trovano nello stesso volume a pag. 231 e 407, nelle quali Roma, accusata d'ogni maggior turpitudine, è apostrofata coi nomi più ingiuriosi.
[78]. Questa infamia finisce per involgere tutta Italia nel concetto degli stranieri. In certe sentenze aforistiche riguardanti varii popoli, pubblicate dal Wright e dall'Halliwel nelle Reliquiae antiquae, Londra, 1845, v. I, p. 127, si ricorda la rapacitas romanorum, mentre in altre, che le precedono, (p. 5) è detto:
Italici quae non sacra sunt et quae sacra vendunt.
Tali sentenze sono tratte da codici del XIII e XIV secolo.