[111]. Ranulphi Higdeni monachi Cestrensis Polychronicon, edito da Churchill Babington (Rer. brit. m. ae. script.), v. I, l. I, c. 24. «Est etiam ibi pyramis Romuli, ubi sepeliebatur juxta ecclesiam beati Petri; quam peregrini qui semper frivolis abundant, dicunt fuisse acervum segetis beati Petri, quem cum Nero rapuisset in lapideum collem pristinae quantitatis ferunt fuisse conversum». Un po' più oltre chiama i pellegrini mendosi.

[112]. Jordan, Topographie der Stadt Rom im Alterthum, v. II (Berlino, 1871), p. 315-28.

[113]. Id., ibid., p. 329.

[114]. Il codice di Einsiedeln che contiene l'anonimo fu fatto conoscere primamente dal Mabillon, Analecta Vetera, p. 358. Il testo fu pubblicato dall'Haenel nell'Archivio del Seebode e del Jahn, t. suppl. V, p. 115 segg., e dall'Urlichs, Codex urbis Romae topographicus, p. 59-79. Vedi inoltre la già citata opera del Jordan, v. II, p. 329-56.

[115]. Documents inédits pour servir à l'histoire littéraire de l'Italie, Parigi, 1850, p. 155 segg. Fu ripubblicata dall'Urlichs, op. cit., p. 113-25.

[116]. La opinione dell'Ozanam, che la Graphia sia anteriore al ristabilimento dell'impero d'Occidente, fu accolta e sostenuta da T. H. Dyer, A History of the city of Rome its structures and monuments. Londra, 1865, p. 388-9, il quale si fonda sui molti nomi greci che si trovano nell'ultima parte del libro, e sul carattere delle cerimonie ivi descritte, le quali sono in tutto conformi agli usi della corte bizantina, come pure sul nome stesso di Graphia.

[117]. Geschichte der deutschen Kaiserzeit, 3ª ed., v. I, p. 866-8.

[118]. Roma sotterranea, vol. I, p. 157-8.

[119]. Op. cit., vol. II, p. 387.

[120]. Op. cit., vol. IV, pag. 609-11. L'Höfler, nell'opera già citata, poneva la compilazione dei Mirabilia ai tempi di Arnaldo da Brescia.