[121]. Geschichte der Stadt Rom, vol. II, p. 270. Vedi anche una notizia dello stesso Reumont sui Mirabilia Romae del Parthey, nell'Archivio storico italiano, serie IIIª, vol. XI, parte 2ª, p. 149.
[122]. Op. cit., vol. II, p. 386-7.
[123]. Roma sotterranea, vol. I, p. 158.
[124]. Op. cit., vol. II, p. 362.
[125]. Archaeologischer Anzeiger, 1851, p. 6.
[126]. Nel Theologisches Literaturblatt di Bonna, col. 344-54.
[127]. È il c. 24 del l. I nella edizione citata.
[128]. Auctores tradunt quod in Tuscia, quae pars est Italiae, situata est urbs Romana, de cujus fundatione et regimine multa et varia scripserunt auctores, potissime tamen frater Martinus de conditione ejus, magister vero Gregorius de urbis mirabilibus perstrinxit digna memoratu.
[129]. Piante icnografiche, ecc., p. 77-8. Sulla fede di questo Gregorio, Ranulfo pone in Roma, tra l'altre meraviglie, le terme di Apollonio Tianeo, la statua di Bellerofonte e il famoso teatro di Eraclea, dei quali si parla in parecchi di quegli opuscoli che, sotto il titolo di Mirabilia mundi, furono tanto diffusi nel medio evo. Un error così fatto, togliendo ogni autorità a Gregorio, il Bock cercò di scagionarnelo, imputandolo, senz'ombra di ragione, allo stesso Ranulfo. È a desiderare che il De Rossi faccia di pubblica ragione le molte ricerche e i lunghi studii da lui proseguiti per più e più anni sui codici dei Mirabilia in tutte lo principali biblioteche d'Europa. Il Papencordt morì mentre attendeva a un'edizione critica del testo. Il Grässe, che or son trent'anni, lasciò sperare una critica compiuta del libro (Beiträge zur Literatur und Sage des Mittelalters, Dresda, 1850, p. IX), ne smise poi, a quanto sembra, il pensiero.
[130]. De Rossi, Le prime raccolte d'antiche iscrizioni, Roma, 1852, p. 7-8.