[268]. L. II, c. 125.

[269]. Op. cit., l. V, c. 7.

[270]. Essa si trova nel cod. 1661 della Riccardiana in Firenze, contenente varie leggende in dialetto veneto, ed è quella stessa che porge argomento alla nota Rapprasentazione di Rosana. Ne trascrivo il principio che si lega anche con le leggende del Colosseo. Comincia al f. 36 r.

Una molto bella legenda de una Regina de Roma che have nome Rosane e de lo re Hausterio suo marito.

Al tempo de Rabon imperatore de Roma havea in Roma sexanta re e sesanta regine incoronati, et era lo dicto imperatore lo più crudele e lo pezore che zamai fosse veduto contra li Cristiani amici di dio. Et in ogni parte ove podesse savere che nessuno ge n'avesse tuti li faceva prendere e cum diversi tormenti li faceva morire, imperciò che ello era pagano e adorava le ydole sorde e mute, fatte per mane de homo, i quali non podevano valere nè a loro nè altrui. Et in quello medesimo tempo hauea in Roma una Regina la quale haveva nome la Reina Rosana, et era la più bella e la più savia da scritura e de seno naturale che tute le altre Regine, sì che la fanno donna loro e commandatrice de tute le altre Regine. E questa Regina Rosana haveva uno suo marito lo quale haveva nome lo Re Austerio, e bene li seguitava lo nome, perchè ello era molto crudele e reo contra li Cristiani, et era lo più possente e lo più richo de nesuno de li altri Re de Roma, e non haveva alguno figiolo, nè maschio nè femena, e de zo ne stavano in grande pensamento. E la Regina Rosana ne stava in grande pensamento e diceva: Se io potesse havere figiolo io mi terrei la più graciosa Regina de questo mondo. Or avene uno zorno che la Reina Rosana andoe al Coliseo di Roma, nel quale stava uno ydolo, lo quale haveva nome l'idolo Pantaleo, nel quale stava uno demonio che havea nome Astaroth, e rendeva responsione a chi parlava cum lui, et era lo mazore idolo di tuta Roma, si che tutti i Romani haveva in lui grande divocione a quel tempo. E questa Raina Rosana fo dinnanzo da lui inzinochiata, e pregollo molto divotamente che li desse figiolo, e felli grandissimi doni e grande offerte, e tuta notte si li stete innanzo inzinochiata, et in sua compagnia tenne cento donne, e cento donzelle, mogiere e figiole de conti e de baroni, e fo tanta la cera che si arse in quella notte che valse cento besanti d'oro. E quando venne la matina a l'alba del die questo ydolo Pantaleo rispose a la Reina Rosana e disse a lei: Andarai e tornerai, e farai holochausto e sacrifficio a tuti li altri ydoli di Roma, e grandemente offerirai loro, e quando avrai zo fatto io t'imprometto che la prima volta che tu usarai col tuo marito tu te ingravidarai uno figiolo maschio, lo quale serae conducitore e governatore del popolo Romano. E la Raina Rosana andoe incontenente, et hebe fornito tuto quello che l'idolo Pantaleo havea ditto.

Nella Rappresentazione di Rosana il Re e la Regina vanno a raccomandarsi al dio Marte.

[271]. Photii Bibliotheca ex recensione Immanuelis Bekkeri, v. I, Berlino, 1864, p. 63, col. 1ª.

[272]. Fra gli altri la riferisce anche Ranulfo Higden: «Item Beaneus Apollo confectionem quandam sulphuris et nigri salis inclusit in vaso aeneo, quam candela consecrata incendit, et balneum ibi fecit cum thermis perpetuo calentibus».

[273]. Item juxta palatium Augusti est murus coctilis descendens per portam Asinariam a summis montibus, qui immensis fornicibus aquaeductum sustentat; per quem amnis a montanis fontibus per spatium unius dietae urbi illabitur, qui aereis fistulis postmodum divisus universis palatiis Romae quondam influebat. Fluvius namque Tiberis equis est salubris, sed hominibus noxius; quamobrem a quatuor urbis partibus per artificiosos meatus veteres aquas recentes venire fecerunt; quibus, dum res publica floruit, quicquid libuit consummare licuit.

Vedi ciò che dell'acquedotto romano di Treveri si dice nei Gesta Treverorum, ap. Pertz, Script., t. VIII, p. 132.