[284]. Dell'Albeston così parla la Graphia: «Sancta Balbina in Albiston fuit mutatorium Cesaria. Ibi fuit candelabrum factum de lapide albiston, qui semel accensus, ac sub divo positus nunquam aliqua ratione extinguebatur... Qui locus ideo dicitur Albeston quod ibi flebant albe stole imperatorum». Esso è ricordato anche da Fazio degli Uberti:
E guarda l'Albescon e Settesoglio.
Così correttamente l'edizione del 1820; tutte l'altra hanno:
E guarda l'Obelisco e Settesoglio.
[285]. Narra Beniamino Tudelense che nella chiesa di Santo Stefano gli furono mostrate due colonne di bronzo, opera del re Salomone, le quali sudavano tutti gli anni nel nono giorno di luglio.
[286]. L. VIII, c. 3.
[287]. Questo nome è in più particolar modo applicato agl'imperatori romani, ma serve anche a denotare tutti gli Europei. Circa la significazione precisa e circa l'origine di esso si fecero parecchie congetture. Secondo il geografo persiano Al Biruni (m. 1038) i Cesari erano figli di Asfar, cioè Sufar, figlio di Nefar, figlio di Esaù, figlio di Abramo. Ebn-Khallikan racconta a questo proposito una curiosa storia riferita dal Quatremère, Mémoire sur l'ouvrage intitulé Kitab alagâni, Journal asiatique, 1835, p. 388-91, n. V. sulla ragione di quel nome una congettura di Silvestro de Sacy, Notice d'un manuscrit hébreu, ecc. Notices et Extraits des manuscrits, v. IX, p. 437-8, n., ripetuta nel Journal asiatique, 1836, p. 94-6, ma resa superflua da una nota dell'Ascoli, inserita nella Zeitschrift der deutschen morgenländischen Gesellschaft, v. XV, p, 143-4. V. anche Erdmann, Ueber die sonderbare Benennung der Europäer, ecc., nella Zeitschrift suddetta, v. II, p. 237-41.
[288]. Traggo la più gran parte delle favole arabiche seguenti da uno scritto del Guidi, intitolato Roma nei Geografi arabi, e inserito nel v. I, p. 173-218, dell'Archivio della Società romana di Storia patria.
[289]. Il Gorionide (op. cit., l. I, c. 3) dice che i Romani fecero lastricare di rame il Tevere per la lunghezza di diciotto miglia.
[290]. Di una pietra sola, o piuttosto scavato tutto intero nella pietra di un monte, si disse anche il teatro di Eraclea, che figura in alcuni elenchi tra le sette meraviglie del mondo.