[344]. Li romans des sept sages, pubblicato dal Keller, Tubinga, 1836, v. 2850-3.

[345]. Il Libro dei Sette Savj di Roma, edito dal D'Ancona, Pisa, 1864, p. 27. Il testo francese di cui l'italiano altro non è che una traduzione, nomina qui la tor del Croissant, la quale si trova ricordata pure nel poema intitolato La destruction de Rome, nel Balan e altrove. Gaston Paris crede si tratti del Castel Sant'Angelo, che spesso si trova chiamato Castellum Crescentii (Histoire poétique de Charlemagne, Parigi, 1865, p. 251), ed è probabile congettura. Giova ricordare tuttavia che v'erano ancora in Roma la torre Crescenza, di proprietà dei Crescenzii, fuori Porta Flaminia, e la torre di Crescenzio, altrimenti detta di Cola di Rienzo, o casa di Pilato.

[346]. V. Schmidt, Beiträge zur Geschichte der romantischen Poesie, Berlino, 1818, p. 119-24. Enenkel racconta che a Claudio fu versato in bocca dell'oro fuso. Cf. Massmann, Kaiserchronik, V. III, pp. 632-3.

[347]. Ed. del Grässe, c. CLXII (157).

[348]. Eisenmenger, Entdecktes Judenthum, p. 769-70.

[349]. Giovanni d'Outremeuse dà a Romolo e agli altri re il titolo d'imperatori: sino da allora i Romani signoreggiarono tutto il mondo.

[350]. Alberto da Carrara, De constitutione mundi, trattato XIV, c. 4.

[351]. V. 211-4.

weder ûf der erde noch ûf dem mere

nemohte sich ir nieman irweren,