[387]. Theologisches Literaturblatt di Bonna, 1870 col. 351.
[388]. Virgilio nel medio evo, v. II, p. 69.
[389]. V. su Cosma gli Acta sanctorum, Ottobre, IV. (Ott., t. VI, p. 594-610).
[390]. De divinatione, I, 12. Cf. Catilin., III, 8.
[391]. V. 448-9.
[392]. Primo fra tutti il Palladio che Enea aveva portato da Troja (v. Ovidio, Fasti, VI, 421 e segg.), poi l'ancile di Numa, ecc. Si disse in Bizanzio che Costantino avesse portato via secretamente da Roma il Palladio e postolo sotto la colonna di porfido che reggeva la propria sua statua. Chronicon paschale, p. 528.
[393]. Servio, Commento all'Eneide, VIII, 121: «Porticum Augustus fecerat, in qua simulacra omnium gentium collocaverat, quae porticus appellabatur ad nationes». Svetonio racconta (Nero, 46) che da questi simulacri si credeva, sognando, perseguitato Nerone: «modo a simulacris gentium, ad Pompeii theatrum dedicatarum, circumiri, arcerique processu». Plinio ricorda (Hist. Nat., XXXVI, 4 27) che questi simulacri erano in numero di quattordici.
[394]. Di Sem si facevano nascere 27 figliuoli, di Jafet 23, di Cam 22, in tutto 72 capostipiti. Sia qui ricordato che anche Treveri ebbe nella leggenda il suo Campidoglio, simile per più rispetti a quello di Roma. Nei Gesta Treverorum (ap. Pertz, Script., t. VIII, p. 132) si legge: «Fecerunt et ibi Capitolium maximum, templum quoque idolorum, in quo non minus quam 100 statuta idola generaliter ab omni populo colebantur, et per ea miseri responsis daemonum ac variis praestigiis delubebantur». Di questi cento idoli si fa ricordo anche nella Vita S. Eucharii. Acta Sanctorum, Jan., t. I, p. 919.
[395]. Londra, 1845 (Percy Society, n. LIII), p. 1.
[396]. Così nella Historia Septem Sapientum, nelle versioni francesi dei Sette Savii, nella versione catalana metrica, nella Storia di Stefano figliuolo di un imperatore di Roma (Scelta di curiosità letterarie, disp. CLXXVI, Bologna, 1880); se non che nella versione inglese e nella catalana si dice che lo specchio faceva scoprire chi volesse entrare in città con animo di mal fare, mentre nell'italiana si dice che denunziava le province ribelli (canto XIII):