Apparve in prima qui dove noi stiamo,
Dopo il diluvio ancor poca gente era.
Noè, che si può dire un altro Adamo,
Navigando per mar giunse al mio lito,
Come piacque a colui ch'io credo ed amo;
E tanto gli fu dolce questo sito,
Che per riposo alla sua fine il prese
Con darmi più del suo ch'io non ti addito[163].
Non so se a tutta questa favola della venuta di Noè in Italia e di una città da lui fondata sul luogo di Roma, non abbia per avventura dato origine un monumento che nel medio evo si vedeva nel Foro di Nerva, e a cui era stato dato il nome di Arca di Noè[164]. Giacomo Malvezzi crede che il Noè che venne in Italia non fu il Patriarca, ma un altro[165].
Galvagno Fiamma narra inoltre, seguendo in parte la Historia scholastica di Pietro Comestore[166], come il figliuolo di Noè, Janito, peritissimo in astrologia, vaticinasse i quattro imperi, e la dominazione del quarto, cioè del romano, sopra tutta la terra. «Quo audito Nembrot gigas altissimus, et tyrannus crudelissimus, qui turrim Babel propterea erexit cupiditate dominandi altius, ut in illa Civitate nomen suum perpetuum haberet, vocavit filium suum nomine Camesem, praecipiens ei, ut navigio intraret Italiam, et ibi aliquam Civitatem construeret, sperans quod illa foret, quae Domina Mundi futura esset: Quibus auditis Cameses, praecepto patris arctato, navigio intravit Italiam, et in partibus ubi nunc est Roma, primus inhabitator fuit»[167]. Dopo di lui viene in Italia Noè.