[795]. Nel testo del Foggini si dice che Tiberio, guarito che fu, volle imporre la fede a cui s'era novamente convertito, al senato, e che ripugnando questo al suo desiderio, egli fece, in varii modi, morire moltissimi senatori. Qui può essere riportato un luogo del Libro de los Enxemplos (CCLXXXVII), dove si espongono le ragioni che indussero il Senato a rifiutare a Cristo i divini onori. «Es scripto en las storias de Roma que los romanos habian costumbre de haber pur dioses á los hombres que fecieron grandes é maravillosos fechos, e disputando en el consejo si Jhu Xpo debia ser recebido en el numero de los dioses, que tantos é tan grandes miraglos é maravillas habia fecho, á la fin fue determinado que non debia ser recebido porque non tenia quien lo honrase porque predicaba pobreza, la cual todo homme naturalmente aborrece».
[796]. V. su questo argomento la dissertazione dell'Henschenius negli Acta Sanctorum, Febbrajo, v. I, p. 449-57, e inoltre Jablonski, Dissertatio de origine imaginum Christi nel terzo volume degli Opuscula editi dal Te Vater, Leida, 1809; W. Grimm, Die Sage vom Ursprung der Christusbilder, Abhandlungen der königlichen Akademie der Wissenschaften zu Berlin, 1842; Gretser, De imaginibus non manufactis, Ingolstadt, 1622; Reiske, De imaginibus Jesu Christi, Jena, 1685; Majolus, Historia totius orbis pro defensione sacrarum imaginum, Roma, 1585; Molanus, De historia S.S. imaginum, Lovanio, 1594.
[797]. Io non ho bisogno di avvertire, che noi non possediamo di Cristo nessuna immagine autentica. Sant'Agostino dice nel De Trinitate, VIII, 4, 5: «Qua fuerit illa facie nos penitus ignoramus..... Nam et ipsius Dominicae facies carnis innumerabilium cogitationum diversitate variatur et fingitur, quae tamen una erat, quaecumque erat».
[798]. Vedi Piper, Mythologie der christlichen Kunst, v. I, p. 102-3, e Raoul Rochette, Types de l'Art chrétien, p. 9-26. Sino ai tempi di Costantino le immagini di Cristo furono assai rare. Nella Chiesa di Oriente si formò una opinione, sostenuta da Giustino Martire, da Tertulliano e da altri, secondo la quale Cristo sarebbe stato bruttissimo. Cirillo d'Alessandria afferma a dirittura ch'egli fu il più brutto degli uomini. La epistola di Lentulo, nella quale Cristo si dipinge di bello e nobile aspetto, fu composta forse per combattere quella tradizione. V. ancora Didron, Iconographie chrétienne, p. 251-76.
[799]. V. Eusebio, Hist. eccles., l. VII, c. 18; cf. Piper, op. cit., v. II, p. 582-3.
[800]. Gervasio di Tilbury dice a questo proposito (Otia imperialia, decis. III, c. 25): «Porro sunt alii vultus Domini, sicut est Veronica, quam quidam Romae delatam a Veronica dicunt, quam ignotam tradunt mulierem esse. Verum ex antiquissimis scripturis comprobavimus hanc esse Martham sororem Lazari, Christi ospitam, quae fluxum sanguinis duodecim annis passa tactu fimbriae dominicae sanata fuit, propter diuturnam passionem fluxus carnalis curva incedens unde a varice poplitis vena incurvata Veronica, quare incurvata Veronica dicta est».
[801]. Benedetto Canonico dice in un luogo del Liber politicus: «..... postea vadit ad sudarium Christi quod vocatur Veronica»; e Veronica è chiamata la immagine da Dante. La pianta Veronica è al tempo stesso testimonio del nome e della leggenda della santa immagine, giacchè, secondo si narra, essa fu così chiamata per aver guarito dalla lebbra un re di Francia. V. Perger, Deutsche Pflanzensagen, Stoccarda ed Oehringen, 1864, p. 153.
[802]. Questa etimologia fu messa innanzi da parecchi, fra gli altri dal Mabillon. S'inganna il Maury quando afferma (Essai sur les légendes pieuses du moyen âge, Parigi, 1843, p. 210) che Gervasio di Tilbury, di cui ho riportato le parole testè, e Matteo Paris, danno la vera etimologia del nome.
[803]. A Milano, a Parigi, a Lione, a Jaen in Andalusia, ecc.
[804]. L. I, c. 13.