[815]. Volgarizzamento della istoria delle guerre judaiche di Josefo Ebreo cognominato Flavio, ristampato dal Calori, ma con inopportune alterazioni, sull'edizione del 1493, nella Collez. di Op. ined. o rare, Bologna, 1878-9.
[816]. Cod. della Nazion. di Torino, L. II, 14, f. 93 v. col. 2ª, 94 r., col. 1ª, 96 v., col. 2ª.
[817]. V, 10, 1.
[818]. VI, 4, 4.
[819]. VII, I, 1.
[820]. Vespasiano si fa regnare anche in Gallizia, o nell'isola Galazia.
[821]. Così nella Vita francese di Pilato pubblicata dal Du Méril, Poésies populaires latines du moyen âge, p. 339-69: «Et icil Vespasiiens avoit d'enfanche une maniere de vers es narines c'on apieloit wespes, et de ces wiespes estoit-il apieléss Vespasianus». Jacopo della Lana dice nel Commento, Purgatorio, c. XXI. v. 82-4: «..... fu uno imperadore romano lo quale ebbe nome Vespasiano, imperquello che le vespe li facevano nel naso nido».
[822]. La storia di Giuseppe di Arimatea è narrata diffusamente e di proposito nel Joseph d'Arimathie di Roberto di Boron. Se ne parla anche nel Grand Saint Graal. Alcune delle favole che vi si raccontano passano poi anche in certe redazioni della Vendetta.
[823]. In uno dei sermoni di Eliseo attribuiti a Sant'Agostino si dice che degli Ebrei centodiecimila furono uccisi, centomila condotti in Roma pel trionfo. Nella edizione delle opere di Sant'Agostino, curata dai Benedettini della Congregazione di San Mauro, quel sermone è attribuito a Cesario. Più spesso il numero dei morti si fa ascendere a un milione centomila. L'Ebreo Petacchia che nel XII secolo viaggiò tutto quasi il mondo conosciuto, dice di non aver trovato a Gerusalemme che un solo ebreo, il quale a forza d'oro otteneva di dimorarvi. Invano gli Ebrei tentarono di ricostruire Gerusalemme. Giacomo da Voragine racconta, a questo proposito, nel c. LXVII(63) della Leggenda aurea: «Post longa tempora quidam Judaei Jerusalem reaedificare volentes, exeuntes primo mane plurimas cruces de rore invenerunt, quas territi fugientes et secundo mane redeuntes, unusquisque, ut ait Miletus in chronica, cruces sanguineas vestibus suis insitas invenit. Qui vehementer territi in fugam iterum versi sunt, sed tertia die reversi vapore ignis de terra prodeuntis penitus sunt exusti». Ricorda Ammiano Marcellino nel l. XXIII delle Istorie, e poi molti ripetono, che volendo Giuliano l'Apostata riedificare il tempio di Gerusalemme, gli artefici furono impediti dalle fiamme che uscivano dalle fondamenta.
[824]. Pubblicato primamente dal Mone nell'Anzeiger für Kunde des deutschen Mittelalters, 1835, p. 425-33, poi dal Du Méril, Poés. pop. lat. du moy. â., p. 343-55. Al poema corrispondono, salvo differenze di poco rilievo, due racconti in prosa, de' quali diede l'estratto il Mone in quello stesso giornale, 1838, p. 526-38. Sulle relazioni del poema latino De vita Pilati con la Vindicta Salvatoris v. Schoenbach, Anzeiger für deutsches Alterthum, v. II, p. 166-212. La Bodlejana possiede una Punitio Pilati et Revelatio Imaginis Christi.