Cumque domos cerno, Romana palatia credo.
Nell'XI secolo la copia di edifizii per cui andava superba Roma è proverbiale. Ciascuna città abbonda in qualche cosa: Mediolanum in clericis, Papia in deliciis, Roma in aedificiis, Ravenna in ecclesiis[209]. Il testo di Praga dei Mirabilia (XIII secolo?) porta il seguente titolo: Hec sunt Mirabilia Rome quomodo gloriose constructa erat; e in fatto i Mirabilia, se poco se ne toglie, versan tutti sui monumenti.
Le Sette meraviglie del mondo furono descritte assai prima che Roma venisse in fiore; lo che spiega come a nessuna delle fabbriche le quali illustrarono poi la Città fosse dato luogo tra quelle. Gli stessi scrittori latini che fanno ricordo dei Miracula mundi non osano accrescerne il numero, nè farvi in onore di Roma sostituzione alcuna, ma si attengono fedelmente alla tradizione[210]. Gregorio di Nazianzo, morto nel 389, non ricorda ancora nessun monumento romano[211], e lo stesso dicasi di Gregorio di Tours (n. c. 540, m. 594)[212] e di Cedreno[213]. Ma in uno scritterello De septem mundi miraculis, attribuito a Beda, ecco improvvisamente apparire a capo delle meraviglie il Campidoglio, che da indi in poi tiene onoratamente il posto che gli spetta[214]. Nei Mirabilia inseriti nel volume intitolato De Roma prisca et nova varii auctores, pubblicato da Giacomo Mazochio in Roma nel 1523, alle sette meraviglie del mondo, fra cui è il Campidoglio, fanno degno riscontro sette meraviglie di Roma, le quali sono: l'Acquedotto Claudio, le Terme di Diocleziano, il Foro di Nerva, il Palazzo Maggiore, il Pantheon, il Colosseo, la Mole Adriana[215].
I Mirabilia cominciano la lista dei palazzi col Palatium majus in Pallanteo, ossia sul Palatino. Sotto il nome di Palatium majus, o Palazzo maggiore[216], si comprendevano pare, tutte le rovine del Palatino, le quali si credeva avessero formato un solo grande e magnifico palazzo. Fra i monumenti di Roma esso teneva per dignità il primo luogo, giacchè si credeva fosse stato sede ordinaria degl'imperatori e della suprema potestà del mondo; tuttavia la celebrità sua non raggiunse a gran pezza quella del Campidoglio e del Colosseo. Nella Graphia si narra che Giano costruì sul Palatino un palazzo «in quo omnes postea imperatores et cesares feliciter habitaverunt». Ranulfo Higden dice, sull'autorità di Gregorio, che il Palazzo maggiore era «in medio urbis in signum monarchiae orbis»[217]; e Giovanni d'Outremeuse: «Premier astoit li palais maiour, qui seyoit emmy la citeit en signe de monarchie qui demontre justiche; chis astoit composeis al maniere de crois, car ilh avoit IIII frons, et en chascon front astoient cent portes de arren dorees»[218]. La prima cosa che Roma dal sommo del monte ove l'ha tratto, fa vedere a Fazio degli Uberti è il Palazzo maggiore:[219]
Le cose quivi ne saran più conte,
Mi disse; e additommi un gran palagio
Ch'era dinanzi dalla nostra fronte.
E sopraggiunse: Pensa s'io abbragio:
Dentro a quel vidi re e più baroni
Tutti albergare bene e stare ad agio.