Come e' fu spolverezzato e posto nella gullia. Cap. 35.

Giunti che furono in Chanpidoglio e chavalieri si trassono tutti da parte, e baroni cogli re feciono largho cierchio intorno alla bara, et nel mezzo della piazza posono el chorpo, et acchonciorono intorno tutta la luminaria[554], et tutta giente si fece adrieto, et chominciorono un sì grande pianto che mai non fu simile a quello; et rimaso alquanto el grido aspettavano nel pianto l'uno l'altro; et prima chominciorono e re a uno a uno, hognuno chomendandolo di Sua virtù, et chosì seghuitorono e baroni, et gli altri chavalieri; e fatto fine a questo dire richominciorono tutti insieme a fare dirotto pianto; poi ristette el pianto; e' pontefici de' tenpii presono quel chorpo et posollo sopra gientilissime legne, fra quali missono pietre preziose et di soma valuta, et sechondo el chostume anticho arsono et spolverezorono la charne di quello nobilissimo chorpo, poi la richolsono cho molta riverenzia, presente tutto il popolo, e si tolsono l'ossa insieme choll'altra polvere, et missolla in una chassetta d'oro; e fatto questo, chon tutti questi honori la portorono al tenpio di Marte, nel quale primamente posono in alto tutte sue armi, apresso tutte insengnie et bandiere, et infra queste chose apicchorono quegli stocchi et quegli stili che furono trovati nel luogo del chonsiglio, et dinanzi alla statua di Marte posono el libro che trovorono nell'armario, dov'era la chongiura iscritta. A' sacierdoti del tenpio di Marte assengniorono e libri scritti per mano di Cessare, et fatto questo, tolsono una gran palla di grosso metallo, tutta messa ad oro, sopra la quale era una aquila nera, sicchome portava per arme Iulio Cessare, nella quale missono quella chassetta de l'oro, et fatto al tenpio solenne sacrifizio, sì la puosono in sun una e lungha pietra, et alta, che hoggi si chiama la gullia di santo Pietro. Alla quale in quel tenpo gli stava d'inchontro el[555] tenpio di Marte, et fra l'uno e l'altro era grandissima piazza, dove s'assengnavano et rapresentavano tutti e chavalieri, quando tornavano da niuno stormo[556] ho d'alchuno chomune bisongnio; et questo era nel martedì, a chui, cioè a Marte, è dedichato el detto dì. Hor eccho raghunati tutti e chavalieri: si facieva al tenpio solenne sacrificio, poi si levava el somo pontefice in cierto luogho alto et chontava a tutto el popolo per nome e morti nelle battaglie; apresso chontava per nome choloro che s'erano me' portati a loro chomendazione; et però che Cessare fu armigero et bellichoso, fu posto el chorpo suo nel detto luogho, e fu chiamata quella alta pietra lungha per lo maestro che fu hoperatore di tale ufizio, lo quale fu grecho, et ebbe nome Lugolo; ma poi che vi si pose la polvere di Cessare, per chagione dell'aquila sua arme, la quale v'era di sopra, fu chiamata l'aquila di Cessare. Gli Toschani dicono aguglia, et indi è discieso gullia[557], honde si dice la gullia di santo Pietro.

Contrariamente a quanto si narra nel Libro Imperiale, e attingendo a non so quali fonti, Jacopo della Lana dice nel suo Commento[558]: «Morto Cesare secretamente la notte lo seppellinno, e costituinno Ottaviano Imperadore»[559].

Nei Mirabilia si descrive il sepolcro di Cesare accosto al Vaticano: «iuxta quod est memoria Caesaris id est agulia, ubi splendide cinis eius in suo sarcophago requiescit, ut sicut vivente totus mundus ei subiectus fuit, ita eo mortuo usque in finem saeculi subiciatur. Cuius memoria inferius ornata fuit tabulis aereis et deauratis, litteris latinis decenter depicta. Superius vero ad malum ubi requiescit auro et pretiosis lapidibus decoratur, ubi scriptum est:

Caesar tantus eras, quantus et orbis,

Sed nunc in modico clauderis antro.

Et haec memoria sacrata fuit suo honore, sicut adhuc apparet et legitur»[560]. Questa descrizione si trova ripetuta infinite volte in libri d'ogni maniera. Nella Kaiserchronik si dice che le ossa di Cesare furono poste in cima a un irmensûl;

sîn gebeine ûf ein irmensûl sie begruoben[561].

L'Holkoth si scosta dalla comune tradizione, dicendo[562]: «Legitur in Chronicis, quod anno ab urbe Roma condita XXIII. (sic) populus Romanus columnam in foro Romano statuit: et ibi statuam quoque Julii Caesaris statuerunt, et super caput statuae nomen IULII scripserunt et sub ipsa statua eum sepeliverunt». Giovanni Beleth chiama l'agulia piramide nel Liber de ecclesiasticis officiis[563]: «Pyramis dicitur a Pyr, quod est ignis. Sicut ignis a lato incipit et tendit in altum, sic et pyramis, et est altissimum genus sepulture. Talis est Rome, in qua fuerunt positi cineres Julii Cesaris, et vocatur acus sancti Petri». In una breve storia francese degli imperatori, che si conserva manoscritta nella Nazionale di Torino[564], il nome dell'agulia diventa il nome di una piazza: le ceneri di Giulio Cesare riposano «en une pomme d'ereen doree sor une haulte colombe de marbre ou marchiet qu'on dist Julie a Romme». Enenkel sembra confondere l'agulia con la colonna Antonina o Trajana[565].

Che la tradizione riportata nei Mirabilia si leghi per qualche parte a quanto della colonna di Cesare narra Svetonio mi sembra innegabile. Dice Svetonio[566] che il popolo eresse in onore di Cesare morto una colonna alta venti piedi: «Solidam columnam prope XX. pedum lapidis numidici in Foro statuit scripsitque Parenti Patriae, apud eandem longo tempore sacrificare vota suscipere, controversias quasdam interposito per Caesarem jurejurando distrahere perseveravit». Sebbene Svetonio non fosse nel medio evo tra gli scrittori più conosciuti, non era però tra gl'ignorati, e questo passo deve avere contribuito a far nascere la leggenda dei Mirabilia. L'Anonimo Magliabecchiano ritorna in parte alla tradizione classica. Egli sa che la guglia in Vaticano non è il sepolcro di Cesare, ma asserisce invece che vi erano state poste le ceneri di Ottaviano e di Tiberio. Nel capitolo delle agulie egli dice: «Alia vero minoris longitudinis posita fuit in Vaticano cum cineribus duorum imperatorum, scilicet Octaviani et Tiberii[567].» Poi soggiunge: «Alia vero fuit posita in Foro maiori, sub Capitolio, a latere sancti Adriani, unde per Viam Sacram intrabatur per eam, et ibi cum cinere et ossibus Iulii Caesaris posita fuit, et fuit quadraginta pedum cum stella in vertice, propter quod in illis diebus mortis Caesaris apparuit stella comata que visa fuit ab omnibus, ut Suetonius ait animam Caesaris esse in coelum ascensam». E più oltre dice ancora: «..... cadaver Iulii Caesaris fuit combustum iuxta tumulum Iuliae praedictae, et postea positum in agulia in Foro publico, ut vult Suetonius particulariter narrando de vita, morte, virtutibus et viciis ipsius»[568]. Ma la storia francese anonima di Giulio Cesare si raccosta ancor più a Svetonio quando dice[569]: «Puis fist fere li pueples a Cesar une piramide numidienne quarree sor .III. colombes de cuivre haute et masseice; en son fu mise la poudre dou cors Cesar en un pomel de cuivre dore. Li cors de la colombe disoit: Ci gist li peres dou pais. Lonc tens fist hom illec sacrefices et veuz et iuroient illec de leurs quereles par Cesar ainsi et ainsi».