Que des trois parz du siecle qui molt est lez et granz
Fu en sa poesté la plus granz parz tenanz,
Que totes ot conquises li bers entreprendanz,
Si conquist en sa vie plus que nus hom vivanz,
Ne rois, ne empereres, ne fu ainc conqueranz,
Et portant s'en doit estre prisiez li ber vaillanz;
Ensi ert il tosjorz tant comme Rome ert duranz[599].
La gloria di Giulio Cesare oscura quella di Alessandro Magno.
Ma tanto più doloroso e formidabile a fronte di questa gloria si affaccia alle menti il pensiero dell'intima vanità, della irreparabile ruina di ogni umana grandezza. Nelle lodi e nelle celebrazioni onde il medio evo esalta i grandi della terra si sente fremere sempre, come una nota sorda, il Memento homo, quia pulvis es. Al Trionfo della Fama, dove Giulio Cesare tiene il luogo più degno a fianco della dea[600], segue il Trionfo del Tempo, che canta ai mortali:
Passan vostri trionfi e vostre pompe,