Passan le signorie, passano i regni;
Ogni cosa mortal tempo interrompe[601].
E la vera, inesorabile regina degli uomini è la Morte. Gran tempo prima che Amleto almanacasse sulla polvere di Giulio Cesare, usata forse a ristoppare le fenditure a un tugurio, un ignoto poeta del medio evo aveva detto:
Quo Caesar abiit celsus imperio?[602]
A questa dolorosa domanda rispondono rozzamente, ma recisamente, i seguenti versi[603].
Verba Cesaris in sepultura sua.
Guardate a me, o voi che al mondo sete,
Guardate[604] ben et ben mi contemplate;
In me sol vi specchiate,
O voi che non sperate il ben secondo.