Qui al vespre fermees furent,

Contre la mie nuit s'esmurent,

Lur barres a force rumpirent;

Tel noise e tel bateiz firent,

Que de la pour s'enfueient

Tut cil qui la tumulte oeient.

Forse quest'edifizio con più di duemila finestre è il Colosseo. Ad ogni modo il prodigio qui ricordato appartiene alla leggenda di Giulio Cesare.

Pag. 326, n. 55. — Thelesin annunzia la venuta di Cristo anche nel Roman de Brut di Wace, v. 4972-89.

Capitolo X.

Pag. 338. — Il Galvani parla abbastanza a lungo della leggenda della rana in una lezione Sopra un luogo del Dittamondo di Fazio degli Uberti, Lezioni accademiche, Modena, 1839-40, v. II, p. 109-26. Toccato di alcuni luoghi di storici antichi che possono aver dato la prima idea della favola, egli riporta un passo di Aldrovando (De quadrup. Digit. Ovip., l. I) dove si dice della possibilità che rospi si generino nel corpo dell'uomo, e reca testimonianze d'altri scrittori in proposito; poscia cita la cronica di Amaretto Monelli, dove la leggenda è ricordata, e riporta un sonetto sino allora inedito di Cino da Pistoja (?) il quale comincia: