Aggiunte e correzioni al volume II.
Capitolo XIII.
Pag. 73. — Nell'ultima parte dello scritto più volte citato, comparsa quando più che la metà dei fogli del presente volume era già stata tirata, il Coen ammette ancora egli che la leggenda complessa di Costantino siasi formata in Italia (v. Arch. d. Soc. rom. di St. pat., v. V, p. 525-31). Ricercando inoltre nelle varie leggende di Sant'Elena e di Costantino la parte di verità storica che vi può essere nascosta, egli viene a queste conclusioni, le quali, di lor natura, non possono essere se non ipotetiche (p. 512): Patria di Elena fu Drepano; Elena fu un'albergatrice; Elena non fu moglie legittima di Costantino. Da una Dichiarazione dello stesso Coen vengo a sapere aver intrattando l'Heydenreich illustrato ancor egli la leggenda del Libellus con uno scritto intitolato: Der Libellus de Constantino Magno eiusque matre Helena und die übrigen Berichte über Constantins des Grossen Geburt und Jugend, nell'Archiv für Litteraturgeschichte, v. X, 1881.
Pag. 77-9, n. 53. — La favola qui indicata già si trova in Simeone Metafraste. Non in tutte le leggende di Santa Caterina Massenzio è signore di Alessandria, dove, per diritto, avrebbe dovuto regnare la santa, figliuola dell'immaginario re Costo. Giacomo da Voragine dice senz'altro: «Cum autem Maxentius imperator omnes tam divites quam pauperes ad Alexandriam convocaret, ut ydolis immolarent, etc.». Hermann von Fritslar dice che, avendo intrapresa una grande spedizione, Massenzio capitò nel paese di Santa Caterina (Das Heiligenleben, ed. Pfeiffer, p. 253). Secondo una leggenda tedesca in versi (XIII-XIV secolo), pubblicata dal Lambel, la inimicizia tra Costantino e Massenzio nasce di cagion religiosa. Massenzio, adoratore degl'idoli, prende a odiare Costantino, il quale è grande fautore dei cristiani e cristiano egli stesso. I due rivali si muovono guerra. Vinto sotto Roma, Massenzio ripara in Alessandria, dove promulga l'empio suo editto (v. 616-712, nella Germania del Pfeiffer, v. VIII, parte 2ª). Secondo una leggenda francese di un codice della Bibliothèque de l'Arsenal in Parigi, e una leggenda metrica in dialetto veronese, pubblicata dal Mussafia, Massenzio, imperatore di Roma, s'innamora di Caterina per fama, e la manda a chiedere in isposa al re Costo. Si reca poscia egli stesso in Alessandria, e vi bandisce una gran corte, e impone a tutti di adorare gli idoli (Zur Katherinenlegende, Sitzungsb. d. k. Akad. de Wiss. in Wien. phil.-hist. Cl., v. LXXV, 1873, p. 257-8, 264). Tra le Rime genovesi della fine del secolo XIII e del principio del XIV, pubblicate dal Lagomaggiore (Archivio glottologico italiano, v. II) è un componimento (il XII) intitolato De sancta Kathelina virgine. Un grande imperator de Roma, del quale si tace il nome, vuol fare sposare Santa Caterina a un suo figliuolo, ma egli non ha che fare, sembra, con Massenzio, di cui si dice più oltre:
un gran Maxem imperaor
enn Alexandria era alantor,
e che ordina al popolo di sacrificare agl'idoli, secondo il solito. In una Lauda pubblicata da Telesforo Bini (Rime e prose del buon secolo della lingua, Lucca, 1852, p. 81), si fa Massenzio innamorato della Santa, poi, non avendo potuto ottenere quanto desiderava, invelenito contro di lei:
Sai che Massenzio crudo,
Vergine d'alto stato
Ch'era di pace nudo