L'amore e falso segno

Rivolse in gran disdegno

Per farti esser tapina.

La leggenda pubblicata dal Zambrini (Collezione di leggende inedite scritte nel buon secolo della lingua, Bologna, 1855, v. II, p. 141-52) non è se non una versione scorciata del racconto del Voragine. Gioverà qui di avvertire che la leggenda di Santa Caterina di Alessandria è tutta immaginaria. Nel IX secolo alcuni cristiani d'Arabia trovarono, dicesi, sul Monte Sinai, il corpo incorrotto di una fanciulla, e, a parer loro di una martire, cui diedero, di proprio capo, il nome di Caterina, che tanto vale quanto immacolata. Più tardi fu inventato il re Costo e tutto il rimanente. I Latini ebbero dai Greci, nell'XI secolo, la leggenda, la quale diede argomento di non brevi dispute agl'istoriografi. Durante tutto il medio evo il santuario della supposta martire sul Sinai fu uno dei più celebri e dei più frequentati dai pellegrini (V. il Viaggio al Monte Sinai di Simone Sigoli).

Pag. 93. — Rileggendo un passo dell'Apocalissi mi si fa manifesta la origine e la significazione dell'allegoria del drago incatenato nelle viscere della terra da San Silvestro. Nel c. XX dell'Apocalissi sono i tre versetti seguenti:

1º Et vidi Angelum descendentem de coelo, habentem clavem abyssi, et catenam magnam in manu sua.

2º Et apprehendit draconem, serpentem antiquum, qui est diabolus, et satanas, et ligavit eum per annos mille.

3º Et misit eum in abyssum, et clausit, et signavit super illum ut non seducat amplius gentes donec consummentur mille anni: et post haec oportet illum solvi modico tempore.

La leggenda non fa dunque se non sostituire il pontefice all'angelo. Tale sostituzione non era fatta a capriccio, giacchè con la conversione di Costantino, e col trionfo della Chiesa, procacciato appunto da San Silvestro, si poteva credere veramente che fosse cominciato il millenio della prigionia di Satana e della felicità del gregge di Cristo sopra la terra. Quella tra le non poche versioni e redazioni della leggenda di San Silvestro dove il drago assume più risolutamente qualità di demonio, e dove è più intero conservato il concetto dell'Apocalissi, parmi sia la italiana pubblicata da Michele Melga (Storia di S. Silvestro, Napoli, 1859), dove San Pietro dice, tra l'altre cose, a S. Silvestro: «Incontanente che tu, Silvestro, giungnerai allo dragone, e tu dirai cotali parole: Jesu Cristo, nato della Vergine per virtù dello Spirito Santo, el quale fu crocifisso e sopellito, e risucitò dalla morte; el quale andò in cielo, e siede dalla mano dritta del suo padre; el quale verrà nella fine del mondo a giudicare e giusti e pecatori, sì ti manda comandando, Settanas, el quale abita in questa cava, sì debbi espellere di qui alla fine del mondo, e non debbii nuocere a persona».

Pag. 94-6, n. 98. — Secondo tradizioni napoletane Costantino andò a Napoli in compagnia di San Silvestro, vi stette circa un anno, e vi edificò sette chiese, che furono le sette prime parocchie, e poi alcune altre ancora.