Quomodo cum lacrimis dona neganda petis?

Ast homo tu pacis opus expetis hoc pietatis,

[Quo semel indulto, non amplius ista petatis,]

Iste modo requiem te lacrimante capit.

Per quanto io so, Gotofredo, e un suo commentatore di cui dirò più oltre, sono i soli che facciano morire Trajano in guerra. Confrontisi col racconto che lo stesso Gotofredo introduce nel Pantheon, partic. XV, ap. Pistorius, Rer. germ. script., ed. dello Struvio, t. II, p. 258.

[25]. L. XI, c. 46. Notisi tuttavia che in questo luogo Vincenzo Bellovacense narra la sola prima parte della leggenda, quella cioè che si riferisce all'atto di giustizia di Trajano, mentre della seconda, che concerne il miracolo, tocca appena di volo molto più innanzi, nel c. 22 del l. XXIII, raccontando la vita di san Gregorio. Ciò importa non poco alle cose che seguono. La cronaca di Elinando pare sia andata perduta, meno i cinque ultimi libri (erano in tutto quarantanove) che furono pubblicati, e nemmeno per intero, nel t. VII della Bibliotheca patrum Cistercensium del Tissier. In alcuno dei libri perduti era la storia di Trajano. Se Vincenzo abbia trascritto senz'altro le parole di Elinando è dubbio; ma la dicitura di alcuni testi che citano Elinando direttamente farebbe credere che Vincenzo v'avesse fatta qualche piccola alterazione.

[26]. Il Fiore di filosofi e di molti savi fu pubblicato primamente dal Nannucci, che lo attribuì, con assai poco fondamento, all'autore del Tesoro. (V. Manuale della letteratura del primo secolo della lingua italiana, 3ª ed., Firenze, 1874, p. 300-23; il racconto Della giustizia di Trajano sta a p. 315-6); poi dal Palermo nella Raccolta di testi inediti del buon secolo stampata a Napoli nel 1840; finalmente da Antonio Cappelli, Scelta di curiosità letterarie, disp. LXIII, Bologna, 1865. Qui il racconto della giustizia di Trajano (Troglano) sta a p. 58-61. A proposito della falsa attribuzione di questo scritto fatta a Brunetto Latini, v. Sundby, Brunetto Latinos Levnet og Skriften, Kopenhagen, 1869, p. 54-5; Cappelli, op. cit., prefazione, p. XVI-XVIII; D'Ancona, op. cit., p. 258-9. Gli è certamente per una svista che Gaston Paris dice il racconto del Fiore di filosofi derivare dal racconto del Policratico. Ecco le sue proprie parole: «C'est sans doute directement du Policraticus que notre récit avait passé dans une compilation latine qui ne s'est pas encore retrouvée, mais dont nous possédons une traduction italienne, intitulée Fiore di filosofi, et attribuée sans motifs suffisants à Brunetto Latino. L'auteur, qui écrivait certainement au XIII siècle, a traduit exactement son original, ajoutant seulement quelques mots à la seconde réplique de la veuve. Trajan lui dit: «E s'io non reggio, e' ti soddisfarà il successore mio». Elle répond: «E io come il so? E pognamo ch'elli lo faccia, a te che fia se quell'altro farà bene?» A la fin aussi, le traducteur italien (ou peut-être déja le compilateur latin qu'il traduisait) a cru devoir ajouter: «E poscia salio a cavallo, e andò alla battaglia e sconfisse li nimici». — Anzi tutto è da chiedere: ci fu egli una compilazione latina di cui il Fiore di filosofi non sarebbe se non la versione? Il Sundby, citato dal Paris a questo punto, dice solo, parlando in generale (op. cit., p. 52) che le raccolte di detti di filosofi di cui vanno largamente provvedute le letterature del medio evo risalgono a sorgenti latine, e ciò non si può mettere in dubbio. Ma da questa sorgente comune il Fiore di filosofi pare che siasi scostato appunto a proposito della storia di Trajano, della quale in altre raccolte consimili non si trova fatto ricordo (V. l'op. cit. del Sundby, p. 52-4, e i testi spagnuoli pubblicati dal Knust, Mittheilungen aus dem Eskurial, Bibl. d. litter. Vereins, 1879). Che poi il racconto inserito nel Fiore derivi da quello dello Speculum e non da quello del Policratico, si può dimostrare agevolmente con un confronto di testi. A tal uopo io reco qui parallelamente i due primi, ponendo in corsivo quanto, essendo a entrambi comune, non si riscontra nel terzo, il che, se non è molto, è pur tuttavia sufficiente a far pienissima prova.

Speculum historiale

(Ed. principe di Giov. Mentellin.)

Hic aliquando cum profecturus ad bellum iam equum ascendisset, vidua quaedam apprehenso pede illius miserabiliter lugens iusticiam sibi fieri de his qui filium ejus iustissimum et innocentissimum occiderant prosceba(n)t. Tu, inquiens, Auguste, imperas, et ego tam atrocem iniuriam pacior? Ego, ait ille, satisfaciam tibi cum rediero. Quid si non redieris? ait illa. Successor, inquit, meus satisfaciet tibi. At illa: Quomodo hoc sciam? Quod et si facturus est, quid tibi proderit si alius bene fecerit? Tu michi debitor es, secundum opera tua mercedem recepturus. Frans autem est nolle reddere quod debetur. Successor tuus iniuriam pacientibus vel passuris per se tenebitur; te non liberabit iusticia aliena. Bene agetur cum successore tuo si liberaverit seipsum. His verbis motus Traianus descendit de equo, et causam vidue presencialiter examinavit, et condigna satisfactione viduam consolatus est.