Suscipit imperium populo plaudente Philippus;
Iste prior cesar voluit cognoscere Christum
Et dedit ecclesiis predia lata suis.
[125]. ἄλλως προέδρων τόνδε μὴ δεδεγμένων. Caesares, ap. Mai, Scriptores veteres, v. III, 6. Secondo la tradizione vulgata Filippo fu respinto dalla chiesa finchè non ebbe purgato i suoi peccati.
[126]. πρῶτος ἀνάκτων τῷ Χριστῷ προσκολληθεὶς γνησίως. Compendium chronicon, v. 2329.
[127]. Chronicon, dist. III, c. 5.
[128]. V. Settegast, Calendre und seine Kaiserchronik, nei Romanische Studien del Böhmer, v. III, p. 121.
[129]. V. Zahn, op. cit., p. 13-5. Le monete costantiniane diedero luogo a molte dispute. L'Eckhel affermò giustamente non potersi argomentare da esse che Costantino nutrisse odio contro le vecchie credenze e grande amore per le nuove; il Tanini mostrò che in esse era la prova di una singolare confusione di paganesimo e di cristianesimo; il Garrucci si studiò di confutare le loro opinioni nel suo Esame critico e cronologico della numismatica costantiniana, Roma, 1858. V. anche Alessandro Visconti, Dissertazione sopra la cristianità di Costantino Magno, Dissertazioni dell'Accademia Romana di Archeologia, v. VI, 1835, p. 209-28.
[130]. Nella leggenda di Santa Caterina, che in prosa e in verso si ha in tutte le letterature del medio evo, Massenzio è rappresentato quale signore di Alessandria, dove convoca tanto i ricchi quanto i poveri perchè sacrifichino agl'idoli. V. la Legenda aurea, c. CLXXII (167), ed. del Grässe. Reco qui il principio di un testo francese in versi della leggenda, contenuto nel cod. M, VI, 7 della Nazionale di Torino. In esso Massenzio è un usurpatore che si rifugia in Alessandria dopo essere stato vinto da Costantino. È noto invece che Massenzio annegò nel Tevere insieme con molti de' suoi.
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